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“Pensavo fosse amore”: teatro sociale contro la violenza di genere, ecco il progetto di Donna chiama donna

“Pensavo fosse amore”: teatro sociale contro la violenza di genere, ecco il progetto di Donna chiama donna
  • PubblicatoAgosto 31, 2023

Un progetto di teatro sociale destinato alla comunità studentesca universitaria che “sarà coinvolta in laboratori teatrali per “mettersi nei panni” della vittima di violenza e dell’autore e comprendere come sostenere l’interazione sociale con costoro”.

Questo è il progetto “Pensavo fosse amore” che è stato presentato dall’associazione Donna chiama donna Odv. “Ogni anno in Italia 130 donne muoiono per mano di partner, ex partner o familiari che non accettano la loro libertà, la loro emancipazione e il loro diritto a definire la propria vita- viene spiegato in una nota-. Questo fenomeno ormai strutturale è solo la punta dell’iceberg della violenza, che prende le mosse da una base culturale sessista, misogina e patriarcale in cui la società italiana è immersa da secoli – come dimostrano ogni giorno le pagine di cronaca”.

Ed ecco che, per contrastare questa mentalità, prenderanno il via questi laboratori che saranno condotti da LaLut “e utilizzeranno testi elaborati a partire da documenti di carattere giudiziario e/o psicologico sul tema della violenza maschile contro le donne”, si spiega ancora.

Donna chiama donna e Misericordia di Siena affiancheranno LaLut “per discutere delle implicazioni legali e psicologiche dei casi affrontati e per analizzare le emozioni provocate, senza ricadere da un lato nella vittimizzazione secondaria e dall’altro nella collusione con chi agisce violenza-prosegue la nota-. Attraverso le attività proposte si intende sfatare alcuni falsi miti sulla violenza alle donne: ad esempio che si tratta di un raptus e non di una scelta, che è provocata dalle donne, che riguarda casi sporadici e prevalentemente persone straniere, di bassa estrazione sociale e economica, ecc. Al contrario, la violenza è un problema strutturale e trasversale, in cui è facile trovarsi coinvolti, sia come vittime, che come autori”.

Il progetto, “che ha l’obiettivo di smantellare stereotipi, pregiudizi e cultura patriarcale (motore della violenza maschile contro le donne), è stato finanziato da FMps e Università di Siena nell’ambito del bando Community hub e vede la collaborazione di Donna chiama donna con una inedita rete di partners: oltre al collettivo teatrale LaLut e alla Arciconfraternita di Misericordia di Siena (che promuove la costituzione di uno sportello di ascolto per uomini autori di violenza), parteciperanno infatti uRadio e Corte dei Miracoli, che costituiscono l’anello di collegamento con la comunità studentesca e comunicheranno attraverso i canali social e radiofonici le attività svolte, per favorire la contaminazione reciproca e il coinvolgimento pubblico nella attività di sensibilizzazione. I laboratori teatrali avranno inizio nel mese di ottobre; per partecipare non è necessaria nessuna competenza pregressa né particolari capacità attoriali” , si legge ancora.

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