David Rossi

David Rossi, oggi l’anniversario della sua morte

Sono passati 6 lunghi anni dalla tragica scomparsa del capo area comunicazione del Monte dei Paschi.

Era il 6 Marzo 2013 quando tutta la città di Siena si svegliò improvvisamente con una notizia che lasciò tutti i senesi con un colpo allo stomaco. La verità per David è da allora un tormentone che si rincorre con un tam tam che ha rimbalzato nei processi del tribunale e nelle tv locali e nazionali che hanno parlato del caso. Una verità che al momento sembra lontana da ciò che davvero accadde quella sera nelle stanze del suo ufficio. Verità per David è ancora oggi una frase che è stata scritta in questa giornata di anniversario della sua morte, in un dipinto di strada a pochi passi da Rocca Salimbeni. La mamma di David ha commissionato quest’opera ad un artista di strada che nella giornata del 6 Marzo ha riacceso nel cuore dei senesi rabbia e senso di smarrimento.

Proprio in questi giorni si è anche tornati a parlare di una possibile riapertura del caso.

Con nuovi elementi e dettagli finora trascurati o poco considerati nell’inchiesta. Un tecnico, incaricato dal fratello Ranieri Rossi e da tutta la famiglia di David , starebbe ancora lavorando ai dati contenuti nell’hard disk del computer del manager e da cui potrebbero emergere nuovi indizi.

 

 

Festini a luci rosse, il Csm apre un’indagine

Il comitato di Presidenza del Csm, ha incaricato la prima commissione di avviare un’indagine conoscitiva sulle vicende oggetto della puntata di domenica scorsa de “Le Iene”

Il Consiglio superiore della magistratura interviene di nuovo sul caso Rossi, avendo infatti avviato un’indagine conoscitiva sui presunti festini a luci rosse che, secondo il programma televisivo “Le Iene”, sarebbero in qualche modo in correlazione con la fine del capo comunicazione del Monte dei Paschi. Su richiesta del consigliere Antonio Ardituro, Il comitato di Presidenza del Csm, ha incaricato la prima commissione, presieduta dal laico Antonio Leone, di avviare un’indagine conoscitiva sulle vicende oggetto della puntata di domenica scorsa de “Le Iene”. La stessa, fra l’altro, che è già stata acquisita dalla procura di Genova, che ha aperto un fascicolo a carico dei colleghi di Siena.

 Al Csm è già presente una pratica in Prima Commissione sul caso della morte di David Rossi, dopo che, nello scorso novembre, l’allora consigliere laico Pierantonio Zanettin, attulmente deputato di Forza Italia, aveva chiesto di verificare eventuali profili di incompatibilità dei vertici della procura e del tribunale di Siena.

Caso Rossi, sequestrata puntata de Le Iene e indagato Piccini

La procura di Genova ha sequestrato la puntata de Le Iene sul caso Rossi andata in onda ieri sera. Parallelamente, ha indagato per diffamazione l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini

La procura di Genova ha sequestrato la puntata de Le Iene andata in onda ieri sera. La parte acquisita dai magistrati genovesi riguarda la vicenda Monte dei Paschi di Siena e la morte di David Rossi, ex capo della comunicazione della banca, precipitato da una finestra dei Rocca Salimbeni nel 2013. Il giornalista ha intervistato un ragazzo che ha raccontato di essersi prostituito a festini cui avrebbero partecipato personaggi di spicco della banca e della magistratura. La procura di Genova – competente ad indagare, poiché i fatti riguardano anche magistrati di Siena – aveva aperto un fascicolo per abuso d’ufficio a carico di ignoti dopo l’intervista rilasciata a Le Iene dall’ex sindaco senese Pierluigi Piccini che aveva detto di aver saputo di ‘festini’ ai quali avrebbero partecipato importanti personaggi della magistratura e della politica e che forse l’inchiesta sulla morte di Rossi era stata ‘affossata’ per questo. Sempre nel capoluogo ligure è aperta l’inchiesta sulla lettera di minacce, accompagnata da un proiettile, indirizzata al pm senese Aldo Natalini che si era occupato anche della vicenda Mps. L’ipotesi di reato è tentata minaccia grave.

L’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini è stato indagato per diffamazione dai magistrati genovesi. Insieme a lui sono stati iscritti nel registro degli indagati i giornalisti de Le Iene autori della prima puntata, andata in onda lo scorso anno, sui presunti festini a luci rosse a cui avrebbero partecipato alcuni magistrati senesi. Questo fascicolo per diffamazione era stato aperto subito dopo la querela presentata dai pm toscani dopo la messa in onda della trasmissione. Era rimasto contro ignoti ma dopo l’ultima puntata, andata in onda ieri sera, durante la quale è stato sentito un ragazzo che avrebbe partecipato ai festini, i pm di Genova hanno iscritto i nomi nel registro degli indagati. Nei prossimi giorni il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e il sostituto Cristina Camaiori sentiranno i giornalisti de Le Iene per cercare di trovare riscontro alle dichiarazioni rese dall’ultimo testimone. L’interrogatorio avverrà in forma assistita, ovvero con la presenza di un avvocato. (fonte ANSA).

Mps: morte Rossi. La Procura Genova indaga per abuso ufficio

Verranno sentiti anche i magistrati senesi e i giornalisti de Le Iene nell’ambito dell’inchiesta della procura di Genova aperta all’indomani delle dichiarazioni dell’ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini. Dichiarazioni rilasciate durante la puntata della trasmissione di Mediaset dedicata alla morte di David Rossi, avvenuta il 6 marzo 2013 quando era capo comunicazione di Banca Mps. Rossi precipitò da una finestra di Rocca Salimbeni, sede dell’istituto senese. la morte venne definita un suicidio, ma i familiari non hanno mai creduto a questa ipotesi. Piccini, nell’intervista, aveva detto di aver saputo di ‘festini’ ai quali avrebbero partecipato importanti personaggi della magistratura e della politica. In queste ore il procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e il sostituto Cristina Camaiori hanno iscritto l’abuso d’ufficio come ipotesi di reato. Gli interrogatori inizieranno nei prossimi giorni.

Caso Rossi, la procura apre due nuovi fascicoli

I due fascicoli modello 45, usati per i fatti non costituenti notizia di reato, sono stati aperti per accertare se esistono elementi concreti per la riapertura dell’inchiesta sulla morte di David Rossi

La procura di Siena ha aperto due fascicoli modello 45, ovvero quello relativo a fatti non costituenti notizia di reato, a seguito di nuovi elementi e testimonianze riportati da stampa e tv in relazione alla morte di David Rossi, l’ex capo comunicazione di banca Mps, morto il 6 marzo 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio a Siena. I due fascicoli sono finalizzati ad accertare se esistono elementi concreti che possano portare alla riapertura dell’inchiesta sulla morte di Rossi, archiviata per due volte come suicidio.

(fonte ANSA).

“Festini”, la Procura di Genova chiama dieci persone

L’inchiesta genovese per potere proseguire dovrebbe trovare un nesso causale tra l’eventuale partecipazione dei magistrati ai festini e gli altrettanto eventuali depistaggi nell’inchiesta sulla morte di David Rossi

Saranno dieci le persone che verranno sentite dalla procura di Genova nell’ambito delle indagini sulle frasi riferite da Pierluigi Piccini a Le Iene. L’ex sindaco di Siena avrebbe indicato i nomi  di due di loro durante il suo colloquio con i pm genovesi, mentre i riferimenti delle altre sono stati ricavati dalle interviste rilasciate agli autori della trasmissione televisiva.

Durante la puntata de Le Iene dell’8 ottobre scorso, Piccini ha detto di aver saputo di “festini” ai quali avrebbero partecipato importanti personaggi della magistratura e della politica.

Le persone che verranno ascoltate in procura dovrebbero essere informate delle presunte feste, dei nomi di chi vi partecipò e se è vero che vi fossero o meno coinvolti anche giudici di Siena. Piccini, a fine ottobre, aveva confermato al procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati e al sostituto Cristina Camaiori, che per lui quello di Rossi non era stato un suicidio e aveva fatto il nome di due persone che gli avevano raccontato dei party ai quali avrebbero partecipato importanti nomi della città.

L’inchiesta genovese, al momento per atti relativi, per potere proseguire dovrebbe trovare un nesso causale tra l’eventuale partecipazione dei magistrati ai festini e gli altrettanto eventuali depistaggi nell’inchiesta sulla morte di David Rossi.

Zanettin (Csm): “Valutare incompatibilità vertici della Procura di Siena”

Caso David Rossi, il membro laico del Consiglio superiore della magistratura Pierantonio Zanettin invita ad aprire una pratica nei confronti dei vertici del tribunale e della procura senese

Il membro laico del Consiglio superiore della magistratura Pierantonio Zanettin, in quota Forza Italia,  invita il Comitato di presidenza ad aprire una pratica in Prima commissione nei confronti dei vertici del tribunale e della procura senese. La richiesta viene in seguito al’ultimo servizio delle Iene sul caso David Rossi, in cui Lorenza Pieraccini, mai sentita dalla procura senese ed ex segretaria dell’ad di Mps Fabrizio Viola, ha rivelato che questo avrebbe mentito riguardo alla lettura di una mail critica scrittagli dall’ex capo della comunicazione della banca di Piazza Salimbeni. “E’ la stessa persona (la Pieraccini, ndr)- scrive Zanettin nella nota trasmessa ai vertici del Csm – che il giudice per le indagini preliminari Malvasi nel suo decreto di archiviazione aveva invece sostenuto essere stata sentita a verbale dalla Procura”.“

Zanettin vuole che si approfondisca la mancata audizione della Pieraccini e si proceda a “valutare eventuali profili di incompatibilità ambientale o funzionale” dei vertici del tribunale e della Procura di Siena”.

Caso Rossi, l’avvocato Goracci ribatte

L’avvocato di Antonella Tognazzi Luca Goracci ha inviato alla stampa una nota in cui replica al documento rilasciato tre giorni fa dagli uffici giudiziari di Siena

Continua il confronto sui media tra la uffici giudiziari di Siena e la famiglia di David Rossi. Questa volta a intervenire è l’avvocato Luca Goracci, legale di Antonella Tognazzi,  che replica con una nota al documento rilasciato tra giorni fa agli organi d’informazione dal presidente del Tribunale di Siena Roberto Carrelli Palombi e  dal procuratore capo Salvatore Vitello.

Queste la nota integrale dell‘avvocato Goracci:

“La lettura del comunicato congiunto a firma del Presidente del Tribunale di Siena e del Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Siena impone a questo difensore, che per alcuni mesi si è volutamente astenuto dall’intervenire sui media, siccome direttamente chiamato in causa, alcune riflessioni e considerazioni.

Se da un lato si apprezza infatti una ammissione di responsabilità circa lo svolgimento delle indagini, dall’altro si vorrebbero quantomeno condividere certe responsabilità con i familiari, e con il difensore incaricato dalla Sig.ra Tognazzi Antonella.

Seguendo i punti toccati dal comunicato.

A) La distruzione degli indumenti

Non è a conoscenza di chi scrive se le deposizioni del personale 118 sentito a sommarie informazioni in date dal 14.04.2016 al 21.04.2016, siano state esaminate dai consulenti nominati dalla Procura della Repubblica di Siena, Ten Col Zavattaro e professoressa Cattaneo, all’indomani della riapertura del caso.

Viste le incongruenze si ritiene che non lo siano state.

Gli abiti indossati da David Rossi vengono descritti dal personale del 118 come impeccabili, puliti, pantaloni con la piega, solo leggermente bagnati per la pioggia, mentre la camicia, per quanto sempre riferito dal personale del 118, che era abbottonata, è stata allargata, strappati i bottoni sulla parte anteriore e aperti quelli delle maniche per posizionare gli elettrodi.

I consulenti della Procura ipotizzano che le macchie presenti sui pantaloni siano state procurate dagli ipotetici strusciamenti contro la parete esterna in un ipotetico tentativo di risalita o durante altre incredibili “manovre” che il Rossi avrebbe potuto porre in essere. Occasioni queste in cui anche i bottoni e la camicia avrebbero potuto strapparsi.

Il contrasto evidente ed insuperabile imponeva, a sommesso parere di questo difensore, una diversa valutazione delle ipotesi della caduta formulate nella consulenza di parte del Pubblico Ministero ovvero tali ipotesi risultano smentite.

A1) Il mancato sequestro degli indumenti

La critica ex post sarebbe comprensibile se solo si dessero per ammesse alcune circostanze.

Si vuole affermare che avrebbe dovuto, il fratello del Rossi, avere l’accortezza nel momento in cui il personale ospedaliero gli restituiva gli indumenti di prenderli e tenerli a casa ovvero chiedere che venissero sequestrati, forse è pretendere troppo e non solo per il comprensibile stato d’animo in cui versava che aveva da poco perso il padre ed il fratello maggiore, a prescindere dalle cause del decesso.

Dedurre che anche i familiari, da tale condotta, ipotizzassero da subito il suicidio contrasta con un dato eclatante in quanto furono gli stessi familiari ad insistere perché venisse disposta l’autopsia non credendo all’ipotesi del suicidio.

B) I biglietti di addio

Che la grafia sui biglietti appartenga al Rossi non è mai stato oggetto di contestazione.

Non consta però che i consulenti della Procura siano periti grafologi e che a fronte della relazione di un professionista che collabora con tutte le Procure della Repubblica italiane siano sufficienti alcune affermazioni di chi specialista non è, atteso che la specializzazione è elemento fondante per una corretta contestazione.

In ogni caso non vi è assoluta certezza in ordine alla datazione ovvero al momento in cui tali biglietti possano essere stati materialmente scritti. Nessuno di questi si trovava in bella mostra sulla scrivania ma anzi risultavano cestinati, strappati e accartocciati e sebbene richiesto non sembra sia stato appurato ogni quanto tempo il cestino venisse svuotato dagli addetti alle pulizie ovvero quando queste siano state eseguite nell’ufficio del Rossi.

B1) La consulenza psichiatrica forense

L’incarico alla Prof.ssa Lorettu venne affidato nel mese di Maggio 2013, come dalla stessa indicato nella relazione, circa due mesi prima della completa visione delle carte processuali.

Al momento dell’affidamento dell’incarico, non avendo potuto prendere visione di elementi diversi dalla e.mail in cui veniva “preannunciato” il suicidio, dei biglietti lasciati, ( entrambi i documenti vennero mostrati alla vedova Tognazzi in occasione dell’interrogatorio nel mese di Aprile 2013) e delle comunicazioni ricevute per via orale: assenza di intervento da parte di terzi e evento causato da stress lavorativo e da stress conseguente ai timori insorti nel Rossi a seguito della perquisizione subita, la Prof.ssa Lorettu, nella relazione, non afferma certo che si tratti di suicidio ma che qualora si fosse trattato di evento suicidario, possibile, la causa di questo dovesse essere attribuita, escluse altre componenti, proprio allo stress lavorativo affermando quindi la sussistenza di responsabilità a carico del datore di lavoro per la necessaria tutela del lavoratore da rischio stress lavoro correlato.

Il convincimento, ma più coretto sarebbe stato parlare di iniziale acquiescenza alla ipotesi suicidaria, in epoca anteriore alla visione degli atti, che David potesse essersi suicidato, crollava dopo il primo incontro avvenuto nel mese di Agosto con i consulenti incaricati, avvenuto necessariamente dopo aver estratto copia del fascicolo, all’indomani della richiesta di archiviazione ed in particolare dopo aver potuto esaminare il video della caduta, le foto dell’autopsia e relazione del Prof. Gabbrielli, ma di fatto era venuto già meno quando, dopo il dissequestro di alcuni oggetti, in particolare telefoni e hard disk, ove erano state rinvenute e-mail di altro tenore successive alla e-mail in cui venne “preannunciato” il suicidio.

La professoressa Lorettu a conclusione della propria relazione afferma: “E’ possibile ricostruire un nesso causale tra stress lavorativo cui è stato sottoposto il Rossi e l’evento suicidario”.

Non afferma, e non avrebbe certo potuto farlo, che di suicidio si sia trattato.

C) Lesioni parte anteriore del corpo

Si afferma che sulle lesioni non vi sia stato un iniziale accertamento medico legale adeguato e che avendo la consulenza escluso l’intervento di terzi, uscisse confermata la convinzione iniziale formatasi dagli inquirenti sulla ipotesi suicidaria.

A prescindere dal fatto che già nella prima opposizione alla archiviazione siano state messe in serio dubbio le conclusioni alle quali era giunto il consulente della Procura, i recenti accertamenti, che per stessa ammissione dei consulenti Cattaneo e Zavattaro, non possono essere ritenuti dirimenti in conseguenza del troppo tempo trascorso che ha inevitabilmente e drasticamente inciso sulla possibilità di recuperare reperti idonei, al di là delle ipotesi, hanno escluso che le lesioni alla parte anteriore del corpo siano compatibili con la caduta, per come questa è evidenziata dalle riprese della telecamera.

Era sufficiente esaminare il filmato, per quanto ormai da anni ripetuto, per escludere tale possibilità.

Ma se si leggono le dichiarazioni del personale del 118 circa le condizioni dei pantaloni e della camicia anche l’ipotizzato strusciamento non trova un minimo riscontro e con questo crollano le teorie circa la etiopatogenesi delle lesioni, presenti sulla parte anteriore del corpo.

I periti della Pubblica Accusa non escludono l’ipotesi omicidiaria, solo evidenziano, dopo tre anni dal fatto, che nell’ufficio già di Rossi, non sono stati trovati segni anche biologici ( DNA ) che indichino la presenza di terze persone.

D) Sui fazzoletti

La distruzione del reperto assume rilevanza non tanto per la datazione delle ferite che sicuramente sono state procurate dalle 18 (ora in cui Rossi è stato visto per l’ultima volta e non presentava ferite al volto) e le 19,43, ora della caduta.

Evidente che se le tracce fossero state riferibili alle ferite presenti sul viso (e un esame dei fazzoletti avrebbe potuto accertarlo), ad esempio, se fossero stati utilizzati per tamponare le ferite sul labbro del Rossi, essendo i fazzolettini stati rinvenuti nel cestino, il Rossi non avrebbe potuto procurarsi tali ferite durante lo strusciamento nella finestra e nella parete, in un ipotetico tentativo di risalita non essendo rientrato nella propria stanza una volta “appeso” alla finestra.

E) Persone presenti nella sede

Sarebbe stato sufficiente la estrazione delle telecamere interne per controllare chi presente nella sede della banca.

F) Omessa audizione di Pieraccini Lorenza

Siccome non interrogata, sulle circostanza indicate, non possiamo sapere cosa la stessa avrebbe potuto riferire, se ritenuto opportuno provvederanno i difensori a sentirla nell’ambito dei poteri conferiti.

G) Presunta caduta orologio

Se da un lato non è chiaro che l’oggetto che cade alle 20,16 sia l’orologio è altrettanto chiaro dalle immagini, in particolare la scia luminosa che è possibile vedere nel video e nel frame successivo il punto luminoso, che vi è la caduta di un grave.

Il punto è che tale scia non è perpendicolare al suolo ma ha un moto parabolico. Un corpo che cade per gravità non può lasciare una scia parabolica ma necessariamente perpendicolare al suolo non avendo una spinta ovvero una velocità iniziale orizzontale.

Il moto parabolico implica invece una velocità iniziale orizzontale che evidentemente il grave possedeva con la conseguenza che non può essere caduto “spontaneamente”.

Del resto l’orologio, per come rappresentato nelle fotografie scattate dagli investigatori in occasione del sopralluogo nel vicolo che fissano le condizioni in cui questo si trovava mostra: lancette dei minuti e dei secondi staccate dal perno centrale, lancetta delle ore posizionata tra le 20,15 e le 20,20.

Quanto alle ferite presenti nel polso si riportano le considerazioni svolte dai consulenti Zavattaro e Cattaneo:” La lesione ha caratteristiche poco compatibili con un trauma, dovuto ad esempio all’impatto al suolo del polso (si è già detto come l’urto determinò la proiezione all’indietro delle braccia), suggerendo piuttosto l’intervento di una azione di trazione dell’orologio dall’avambraccio verso la mano, compatibile con un afferramento, seguito da un trascinamento o da una sospensione. Questa non è tuttavia l’unica eziologia plausibile, potendosi immaginare che l’orologio o il cinturino, si siano in qualche modo agganciati ad una sporgenza ( forse della finestra o del davanzale) con analoga azione di trazione.”

Se questo difensore ha argomentato nelle ultime memorie depositate circa la necessità di esaminare il video effettuato dal Sovrintendente Marini con particolare riferimento alla circostanza che vi sia o meno la presenza sul selciato dell’orologio e del cinturino, ciò è dovuto non ad un ripensamento circa il grave che cade alle 20.16 ma al fatto che dalle dichiarazioni rese dal personale del 118, alle quali è stato fatto riferimento sopra circa le condizioni degli indumenti indossati dal Rossi, e di cui le difese hanno potuto prendere visione all’indomani della seconda richiesta di archiviazione, non risulta la presenza, nelle vicinanze del corpo di Rossi del cinturino e dell’orologio.

Considerato che sono stati abbassati i calzini, dei quali è ricordato addirittura il colore, per il posizionamento degli elettrodi, chi materialmente eseguì l’operazione, non può non aver visto il cinturino posizionato, come da fotografie della scientifica, accanto alla caviglia destra, parimenti, considerato che vennero raccolti su disposizione del medico gli oggetti utilizzati nel corso dell’intervento dei volontari, sparsi intorno al corpo, appare impensabile che questi non abbiano visto la cassa dell’orologio.

Se l’oggetto che cade alle 20,16 non è l’orologio ed i volontari del 118 non vedono né la cassa né il cinturino, ognuno tragga le proprie considerazioni.

H) L’ombra all’ingresso di via dei Rossi

All’indomani della prima archiviazione venne dall’Ing. Luca Scarselli depositata una relazione ai C.C. di Siena ove veniva evidenziata la presenza di “ombre”, meglio sarebbe definirle persone, nel vicolo.

La difesa Tognazzi depositava istanza di riapertura ed avocazione delle indagini presso la Procura Generale della Corte di Appello di Firenze.

La procura Generale trasmetteva il fascicolo a Siena rimettendo alla Procura senese la valutazione sulla eventuale riapertura delle indagini sugli elementi nuovi indicati dalla istante.

La locale Procura escludendo che nelle istanze vi fossero elementi nuovi, che la presenza di luci e persone non avessero nessuna relazione causale con l’evento mortale verificatosi, che poteva trattarsi di passanti transitanti sulla pubblica via attratti probabilmente dall’evento, ritenute le doglianze tutte già oggetto di valutazione trasmetteva gli atti all’Ufficio del Giudice per le Indagini preliminari per i provvedimenti di competenza.

Volutamente non sono stati toccati alcuni punti siccome oggetto di eventuali ulteriori indagini difensive e ripetuto cosa scritto negli atti depositati e pur avendo apprezzato il precedente comunicato ove si rappresenta la correttezza dei difensori che nelle forme consentite hanno espresso, esercitando le facoltà concesse, il diritto di critica appare adesso ulteriormente criticabile addossare una responsabilità a questo difensore laddove formalmente non avrebbe richiesto o sollecitato l’acquisizione del traffico di celle telefoniche al fine di individuare gli utenti che nel lasso di tempo interessato ebbero ad agganciare il segnale nella zona di via dei Rossi”.

David Rossi, i dieci punti di Tribunale e Procura

Il presidente del Tribunale di Siena Roberto Carrelli Palombi e il procuratore capo Salvatore Vitello hanno firmato una lunga nota stampa per ribattere alle accuse della famiglia dell’ex capo comunicazione del Monte dei Paschi

Le risposte dei capi degli Uffici Giudiziari di Siena alle critiche di merito sull’indagine riguardante la morte di David Rossi. Il presidente del Tribunale di Siena Roberto Carrelli Palombi e il procuratore capo Salvatore Vitello hanno firmato una lunga nota stampa per ribattere alle accuse della famiglia dell’ex capo comunicazione del Monte dei Paschi.

“Nell’intento di fornire all’opinione pubblica un quadro di informazioni corretto e completo, senza alcuna pretesa di verità, si rappresentano, in relazione ai punti critici da più parti evidenziati, gli elementi di valutazione sulle indagini, sulla base di un’analisi complessiva (e non parcellizzata) del materiale probatorio acquisito.

1. La distruzione degli indumenti
Ciò che indossava David Rossi è analiticamente descritto nei rilievi tecnici eseguiti ‘dal Gabinetto di

Provinciale di Polizia Scientifica in data 6.3.2013. Di ciò vi è ampia documentazione fotografica e descrittiva.
Anche il medico legale che nella prima indagine ha eseguito l’autopsia ha effettuato un’ampia ricognizione fotografica dei vestiti.
I vestiti non sono stati sequestrati e, conseguentemente, non essendo nella disponibilità della Procura della Repubblica non potevano essere da questa distrutti.
Normalmente, in questi casi, sulla destinazione dei vestiti provvede la struttura medico-legale dove è effettuata l’autopsia, sulla base del consenso dei parenti della vittima.
La critica che si muove alla Procura della Repubblica è di non aver provveduto al sequestro.
Ragionando ex post la critica è comprensibile. Bisogna però calarsi nella contesto iniziale quando appariva a tutti chiaro l’evento suicidario, la cui prova determinante era costituita: dalle lettere d’addio, dagli esili dell’ispezione medico-legale e dalla relazione autoptica, dall’assenza di tracce di colluttazione o di terzi nell’ufficio da dove il Rossi è precipitato, dalle mais del 6/3/2017, dalla descrizioni delle condizioni psicofisiche del ROSSI offerte dai sommari informatori (a partire dai familiari, che riferirono di gesti di autolesionismo riferibili ai giorni precedenti) e, in particolare, dalla dott.ssa CIANI (psicologa che intervistò il ROSSI la mattina stessa dell’evento) .
In quel momento non appariva necessario all’accertamento del fatto il sequestro degli indumenti.
La seconda perizia analizza le foto dei vestiti e, con riferimento ai pantaloni, sostiene che le abrasioni siano compatibili con i contatti del corpo con la parte, ed in particolare specifica:
“Le tracce visibili sull’addome, in particolare nelle fotografie scattate al corpo nel vicolo, richiamano la forma della fibbia della cintura e, pertanto, potrebbero essere causate dallo sfregamento dell’addome contro una superficie ottusa”.

In ordine alla camicia si rilevano “lacerazioni/abrasioni e la mancanza di due bottoni, a livello dell’addome”. I periti poi proseguono: “La circostanza di uno strisciamento sullo spigolo esterno del davanzale…. coerente con azione di schiacciamento/strisciamento della fibbia contro l’addome, sotto il peso del Rossi stesso, oltre ad aver provocato le citate striature sulla cute ha certamente comportato anche analogo stress alla porzione di camicia interna al pantalone, provocando con ogni probabilità non solo la fuoriuscita della stessa dai pantaloni (cosa che spiegherebbe anche il perché nel filmato il Rossi precipita con l’indumento in quelle condizioni) ma anche la perdita di un paio di bottoni e la lacerazione visibile dell’immagine sottostante. in conclusione, anche per la camicia, l’analisi dei danni subiti dagli indumenti trova giustificazione nelle attività correlata alla precipitazione (in questo caso nella sua fase preparatoria).
In definitiva il mancato sequestro degli indumenti non ha impedito, grazie al corredo fotografico, di fornire una spiegazione sulla dinamica del fatto.
Avere avuto la disponibilità degli stessi avrebbe potuto consentire un maggiore approfondimento ma, comunque, dall’analisi tecnica basata sulle foto, i vestiti non appaiono avere avuto un ruolo determinante nella ricostruzione dell’evento.

2. Il contesto di riferimento ed i biglietti di addio.

Nell’ufficio del Rossi vengono trovati tre biglietti manoscritti di addio alla moglie.

La stessa consulenza della difesa delle persone offese riconosce come propria del Rossi la grafia in tutti i messaggi.

La paternità dei manoscritti non è in dubbio (sono stati riconosciuti dalla stessa vedova Tognazzi in sede di sommarie informazioni).

Nel primo scritto Rossi scrive: “Ciao Toni, mi dispiace, ma l’ultima cozzata che ho fatto è troppo grossa. Nelle ultime settimane ho perso…”.

Nel secondo scritto scrive: “Ciao Toni, Amore, l’ultima che ho fatto è troppo grossa per poterla sopportare. Hai ragione, sono fuori di testa da settimane”.

Nel terzo scritto ancora: “Amore, mio, ti chiedo scusa ma non posso più sopportare questa angoscia. In questi giorni ho fatto una cozzata immotivata davvero troppo grossa. E non ce la faccio più Credimi, è meglio così”.

L’ipotesi della “costrizione” nella scrittura dei biglietti è contrastata da varie argomentazioni sostenute con logica spiegazione dai consulenti dell’ufficio, ma soprattutto viene in evidenza un dato di esperienza che porta ad escludere la presenza di un “aguzzino talmente confuso da bocciare se stesso più volte”.
Da questa considerazione empirica e da altre più sottili sul piano tecnico-scientifico rappresentate nella relazione si fa derivare la conclusione che il Rossi fosse solo nel proprio ufficio nel momento della stesura dei tre biglietti.

Peraltro, che nella prima indagine vi fosse un convincimento corale circa il suicidio — anche da parte dei familiari — è evincibile dalla stessa (prima) opposizione delle parti offese e dalla richiesta di avocazione alla P.G., incentrate sulle condizioni di stress lavorativo del ROSSI e su presunte colpe datoriali, con tanto di allegazione di una consulenza psichiatrico-forense ove, previa ricostruzione della situazione lavorativa del ROSSI, la C.T. conclude: “E’ possibile ricostruire un nesso causale tra lo stress lavorativo cui è stato sottoposto il Rossi e l’evento suicidario”.

3. Le lesioni al volto ed alla parte anteriore del corpo

Una delle ragioni se non la principale di riapertura delle indagini è stata quella di verificare la genesi delle lesioni sulla parte anteriore del corpo.

I consulenti tecnici nella seconda perizia riferiscono della presenza di cinque lesioni al volto di natura molto probabilmente escoriativa. Tre (dorso del naso, pinna nasale sinistra, emilabbro inferiore sinistro) sono in linea.

Certamente su queste lesioni si può dire che non vi è stato un accertamento medico-legale adeguato (soprattutto si denota l’assenza di dettagli per consentirne la datazione). Nella seconda relazione si prende atto che in ordine a tali lesioni non sussistono dati certi su genesi e natura e si formula l’ipotesi di uno strisciamento con un oggetto affilato ma non tagliente. Si indica a tal proposito lo spigolo ma in termini ipotetici.

I dubbi sorti su alcuni aspetti della prima perizia medico-legale sono stati descritti ed analizzati ma nulla hanno aggiunto di diverso al quadro complessivo già accertato.

Infatti, nella relazione della seconda consulenza medico legale, dopo avere dato atto di aver proceduto alla comparazione tra prelievi dalle lesioni e dai vari oggetti e strutture che componevano l’ufficio del Rossi ed il muro della parete lungo il quale il Rossi è precipitato, si legge: Tali indagini, seppur con i limiti citati, hanno dato supporto all’ipotesi che alcune lesioni, in particolare quelle sul volto e alla mano sinistra, hanno avuto origine da uno sfregamento contro un nottolino della finestra, il muro e/o le persiane esterne all’ufficio.

La presenza quindi di strappi alla camicia anteriormente con sottostanti escoriazioni superficiali, così come di escoriazioni e ecchimosi lievi in regione ascellare e alla superficie anteriore delle braccia, di escorazioni alle ginocchia e alla punta delle scarpe, e di escorazione al volto riconducibili forse all’urto contro spigoli (strutture lineari della finestra, del davanzale…), è suggestiva di un dibattersi o di uno sforzo/strisciarsi della parte anteriore del corpo contro le strutture della finestra e del muro esterno.

Rispetto a tale situazione, i periti valutano le due ipotesi omicidiaria e suicidaria, e così concludono:
La prima prevede che il Rossi sia stato spinto/forzato a cadere dalla finestra, e che questi stessi atti, resi ancora più disperati dal tentativo di salvarsi e divincolarsi, e magari anche aggrapparsi alle strutture della finestra e poi da lì cadere, abbiano portato agli urti contro le superfici delle strutture della finestra e del muro.

La seconda, invece, prevede che lo stesso Rossi si sia posizionato per buttarsi dalla finestra e che, forse per un ripensamento/esitazione, sia scivolato o inciampiato in qualche struttura rimanendo con i gomiti e le braccia appoggiate al davanzale e le gambe a penzoloni ….e poi precipitando. Anche questa ipotesi comporta azioni che hanno provocato strisciamenti e urti contro le strutture, che potrebbero giustificare la presenza di lesioni anteriori.

La prima ipotesi non si può escludere in assoluto in base agli elementi medico-legali, tuttavia non ha elementi circostanziali o biologici che la supportino: non vi sono segni chiaramente attribuibili a terze persone (lesioni formate, DNA di terzi).

La seconda ipotesi invece è supportata da elementi, seppur non scientificamente dirimenti, comunque maggiormente suggestivi da un punto di vista medico legale, a cominciare dalle 3 lettere di addio, sempre più dettagliate, scritte dalla mano del Rossi w dai segni di autolesionismo riportati sul polso sinistro, così come le proposizioni dichiarate di uccidersi.

4. I fazzoletti di carta con le macchie di sangue

Dei fazzolettini di carta con le macchie di sangue contenuti nel cestino sono stati sequestrati in data 12.4.2013. li dissequestro è stato disposto in data 14.8.2013, a seguire alla richiesta di archiviazione datata 2.8.2013. Si rammenta che — prima del (primo) decreto di archiviazione — via via sono stati dissequestrati dai PM e restituiti agli aventi diritto anche altri oggetti sottoposti a sequestro: dagli effetti personali (pc, pen drive, polizze, registratore, ecc.), alla stanza della banca. Ciò nell’ottica, naturalmente, della progressiva ritenuta superfluità a fini di prova dei reperti.

Anche in questo caso, è stata determinante, in allora, la progressiva acquisizione di inequivoci elementi che davano fondamento all’ipotesi suicidiaria (spontanea, senza istigazione alcuna) e, nello specifico, la riconducibilità dei fazzolettini sporchi di sangue e della carta protettiva per cerotto da automedicazione alle lesività cutanee constatate su entrambi i polsi sin dal primo sopralluogo (v. foto e relazione di polizia scientifica); lesioni autoprovocate per meccanismo autolesivo.
La decisione che ha portato alla distruzione dei fazzolettini è stata, come per gli indumenti (e per gli altri oggetti in sequestro), il venir meno dell’utilità del reperto a fini probatori, alla luce delle complessive risultanze investigative via via raccolte (fotografiche e esiti medico-legali), con conseguente esclusione della necessità della loro analisi.

Si evidenzia che il consulente medico legale dell’epoca prof. Gabrielli ebbe chiaramente ad escludere azioni violente di terzi e perché i familiari riferirono di gesti autoiesivi già verificatisi nei giorni precedenti.

I consulenti tecnici del PM nominati nella seconda indagine su questo punto specificano quanto segue: “l fazzoletti, non completamente dispiegati, nel numero minimo di 3, riportano numerose macchie di sostanza rossastra, con ogni ragionevolezza trattasi di tamponature su ferita sanguinante (il che giustifica il fatto che il fazzoletto fosse chiuso, perché aumenta il potere assorbente).

Appare rilevante il numero complessivo e l’analogia della forma delle macchie, che induce a ritenere il frutto dell’azione di un tamponamento continuativo su una medesima ferita. La presenza di aloni, invece, potrebbe essere indicativo della presenza di liquidi, tipo saliva, siero o acqua. Poiché anche questi fazzoletti risultano nella parte superiore dei residui gettati nel cestino, contestualmente ai frammenti dei biglietti, non si esclude che appartengano all’ultimo periodo di vita trascorso dal Rossi in ufficio. La circostanza appare rilevante in quanto l’ultima testimonianza visiva del Rossi risale ad una collega (Chiara Galgani n.d.r.) senza segnalare la presenza di ferite. Il Rossi aveva però dei segni di tagli nei polsi, procuratisi nei giorni precedenti, coperti dalla manica della camicia e da cerotti, quindi non percebili, tuttavia le immagini del cadavere mostrano anche una sequenza di ferite al volto che sarebbero state, al contrario, molto visibili. Il mancato segnalamento conduce alla considerazione che queste debbano essere intervenute quantomeno successivamente alla ore 18,00.

Le macchie di sangue potrebbero dunque essere dovute ai tamponamenti su una di queste ferite e, in particolare, la forma triangolare e la dimensione delle tracce, potrebbe essere ricondotta a quella del labbro inferiore (….). In questa ipotesi la ferita tamponata sarebbe dunque occorsa nell’intervallo di tempo tra le 18,00 e le 19,20, ovvero prima della precipitazione.

Un’altra spiegazione di queste macchie potrebbe essere quella di un tamponamento ripetuto su un parziale risanguinamento di una più vecchia ferita ai polsi (lesioni precedenti di cui riferisce la figlia nelle informazioni rese in data 18.4.2013, n.d.r.)

Appare ovvio dire che con il senno di poi poteva essere utile il mantenimento in sequestro dei fazzolettini di carta, ma c’è da chiedersi, prima di farne diventare un caso determinante per le sorti di un’indagine, quale peso avrebbe potuto avere l’eventuale loro analisi.

A tutto concedere, laddove si volesse ritenere che quelle lesioni fossero state causate da una colluttazione all’interno dell’ufficio del Rossi (nel quale — di contro — è pacifica la totale inesistenza di tracce), stante il quadro sopra delineato, non è con i fazzolettini che si sarebbe potuta avere la prova di tale evento.

Inoltre, i consulenti d’ufficio della seconda indagine rimarcano il dato dell’assenza di violenza spiegando che: “le condizioni di ordine e pulizia dell’interno dell’ufficio, contestualmente ai verbali dei rilievi della p.g. operante, nonché alla negatività degli esami tossicologici, non mostrano alcuna traccia riferibile ad attività concitate o violente, tantomeno di terze persone”.

5. Persone presenti nella sede

Le persone presenti nella sede, come individuate dalla p.g., sono state ascoltate. La Bandi Lorenza che esce per ultima riferisce: “Non penso ci fosse qualcun altro. Sicuramente dell’ufficio stampa non vi era più nessuno così come non vi era Paola Graziani, responsabile del Servizio media, e nessuno dell’Ufficio Segreteria.”.

6. L’omessa audizione di Pieraccini Lorenza

Il GIP dott.ssa Malavasi nell’ordinanza di archiviazione testualmente scrive: “Si aggiunga che le attività investigative richieste a tal fine dagli opponenti —sentire a sommarie informazioni Fabrizio Viola, le sue segretarie, la Pieraccini ed altri colleghi di Rossi, acquisire le mail presenti nella sua casella di posta elettronica, ricostruire i suoi movimenti nel pomeriggio che precedette la morte- sono già state tutte compiute senza che da ciò sia emerso nulla di più di quanto si è detto”.

Sebbene l’espressione non sia puntuale il significato della frase è inequivoco: l’audizione della Pieraccini non avrebbe aggiunto alcunchè al quadro probatorio già cristallizzato.

Difatti, il nome della Pieraccini emerge dall’elenco estrapolato dalla memoria del telefono fisso d’ufficio in uso al Rossi e relativo alle chiamate effettuate e ricevute dal telefono fisso del Rossi.

Tra le varie chiamate risulta il numero interno (294209) di Pieraccini Lorenza di 22 secondi alle ore 18,08, il giorno 6.3.2013. In precedenza vi erano state altre conversazioni telefoniche tra i due, sempre di pochi secondi, il 4 marzo 2013 ed il 27.2.2013.

Ebbene, sulla base di questo dato la difesa delle persone offese – che nulla avevo chiesto nel corso delle indagini ai P.M. – in sede di opposizione chiede al GIP di svolgere attività istruttoria integrativa, chiedendo, fra l’altro, di sentire la Pieraccini sui seguenti punti: sul contenuto delle telefonate; quale fosse lo stato emotivo del Rossi e soprattutto se il Rossi avesse impegni e/o incontri con qualcuno tra le 18 e le 20 del 6.3.2013.

Ebbene sullo stato emotivo del Rossi si ricorda che lo stesso ebbe un lungo colloquio con la coach Ciani Carla Lucia, proprio il 6 marzo 2013, di cui riferisce ampiamente nelle dichiarazioni rese al P.M. in data 13.3.2013, soffermandosi soprattutto sullo stato emotivo del Rossi; sempre sullo stato emotivo del Rossi riferiscono pure tanti altri, tra cui Galgani Chiara, Filippone Gian Carlo e gli stessi parenti del Rossi.

Non si comprende poi a che titolo la Pieraccini dovesse sapere degli impegni serali del Rossi, considerando che si tratta di collaboratrice nella segreteria di direzione.

Ma, ammesso, che sia così importante, senza necessità di farne un caso di delegittimazione, ben potevano le difese delle persone offese avvalersi dell’istituto delle indagini difensive procedendo ad assumere direttamente le informazioni della Pieraccini e chiedere, qualora fossero emerse circostanze rilevanti, la riapertura delle indagini.

7. La presunta caduta dell’orologio

Il GIP dott.ssa Malavasi nell’ordinanza di archiviazione (pag. 38) sul punto è chiarissima: “quanto asserito nell’opposizione circa il lancio dalla finestra dell’orologio di David Rossi, tutto è meno che un dato certo e incontrovertibile. Nei frame selezionati dall’ing. Scarselli non si apprezza alcun orologio in caduta, ma unicamente alcuni luccichii in corrispondenza del selciato del vicolo, reso brillante dalla pioggia, simili ai molti altri che caratterizzano l’intero filmato”.

Peraltro sul polso sinistro i consulenti d’ufficio, cosi come risulta dalle foto della polizia scientifica e dai rilievi medico-legali, rilevano una lesione che riproduce lo stampo di un oggetto in forma rotonda che, vista la sede (polso sinistro), è evidentemente l’impronta profonda lasciata per effetto della caduta dalla compressione del quadrante dell’orologio indossato dal Rossi.

8. L’ufficio di David Rossi

Su questo punto la consulenza d’ufficio rappresenta: “nel CD agli atti vi è un filmato della durata di 35 secondi, che riporta la data di creazione del 6.3.2014, ore 22,04, effettuato dal primo operatore di p.g. che è entrato nello studio del Rossi Le fotografie del sopralluogo dentro l’ufficio, più nitide, sono state scattate invece dopo la mezzanotte, al termine delle riprese nel vicolo…. Anche se le foto prodotte non riproducono esattamente i luoghi filmati due ore prima, si osserva che le “modifiche” (oggetto anche queste di accuse alla Procura della Repubblica, n.d.r) sono di modestissima entità. …. L’ufficio, nel complesso, appare pulito e in ordine, la P.G. non ha rilevato tracce di azioni violente (non sono segnalate effrazioni, scardinamenti, rotture e nemmeno tracce di sangue nella stanza ❑ di altri liquidi..) e tutte le immagini confermano questa circostanza.

La stessa ordinanza di archiviazione della dott.ssa Malavasi sul punto è chiarissima (pag. 49): “Disquisire sulle minime differenze nel posizionamento degli oggetti che si notano nelle due diverse riprese — quella col telefonino del 5ovr. Marini e quella che documenta il sopralluogo delle 0,30 — è esercizio di pura retorica, non comprendendosi sulla base di quale criterio di inferenza la rotazione della sedia o lo spostamento delle carte sulla scrivania o, ancora, l’apertura dell’anta di un armadio, costituiscano indizi di omicidio, a maggior ragione perché la immutazione dello stato dei luoghi è pacificamente da addebitare all’azione delle forze dell’ordine e dei magistrati che procedettero ai sopralluoghi”.

9. Cellulare: il presunto mistero del numero 4099009 apparso sul telefonino

Si è sostenuto che il numero 4099009 sarebbe stato digitato due volte dopo la morte del Rossi: addirittura si è adombrato che tale numero corrispondesse ad un conto corrente segreto alludendo, in particolare, allo IOR. Al di là della illogicità di tali illazioni, come risulta dai sati della TIM (nota della dott.ssa Benignatti della TIM), l’utenza della Orlandi aveva esaurito il credito durante la precedente chiamata e ciò aveva generato una deviazione di chiamata al numero di servizio 4099009.

10. L’ombra all’ingresso di via Dei Rossi

Le due persone che si sono avvicinate dal cadavere del Rossi sono state identificate e sentite nell’immediatezza dei fatti (Filippone e Mingrone). Non si è potuta identificare la persona che ai affaccia sul vicolo apparentemente con un cellulare. Sono stati compiuti accertamenti accuratissimi e di alta tecnologia presso il Gabinetto Nazionale di Polizia Scientifica, ma a causa della pessima qualità del filmato di videosorveglianza non si è potuta ottenere alcuna utile risoluzione.

Quanto alla critica circa la mancata acquisizione dei tabulati per individuare le persone presenti nell’area in occasione dell’evento, come già evidenziato per gli indumenti e i fazzoletti sporchi di sangue, nel contesto iniziale tutto deponeva per l’ipotesi del suicidio e quindi l’eventuale acquisizione del traffico di celle non è stata presa in considerazione, né peraltro sollecitata da alcuno.

Infine, si intende ribadire che i magistrati di questi Uffici hanno il solo ed esclusivo interesse di accertare la verità e in funzione di ciò (nel rispetto dei ruoli di ciascuno) esprimono ampia disponibilità a valutare e ad approfondire qualsiasi aspetto che — ove opportunamente segnalato — possa essere stato non adeguatamente approfondito.

Si spera che, fermo restando il diritto a critica di quanto già compiuto, analogo rispetto per il ruolo e la dignità degli Uffici e l’onorabilità dei magistrati sia tenuto da chi ha a cuore le istituzioni”.

La lettera dei familiari di Rossi a Roma

In un post scritto su Facebook, Antonella Tognazzi annuncia che il prefetto di Siena Gradone farà da tramite con il Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella riceverà la lettera scritta dalla famiglia di David Rossi, che non era riuscita a consegnargliela venerdì scorso in occasione della visita presidenziale a Siena.

E’ quanto si apprende da un post scritto su Facebook dalla vedova di Rossi Antonella Tognazzi: “La lettera, che mia suocera Vittoria, avrebbe voluto consegnare al Capo dello Stato Sergio Mattarella, da domani sarà sulla strada per Roma. Ringrazio personalmente Armando Gradone, Prefetto di Siena che, a seguito di una telefonata da parte del Quirinale, mi ha contattata e si è reso disponibile a fare da tramite con il Presidente della Repubblica. Rimetteremo quindi nelle sue mani la speranza in una giusta attenzione e valutazione a questa terribile vicenda nonché il desiderio di tornare a credere nelle istituzioni”.

Scroll to top