Università di Siena

Sienambiente a caccia di start-up con idee originali per il riciclo

Scade il 10 maggio il termine per partecipare al concorso di idee lanciato da Sienambiente per promuovere idee imprenditoriali originali e realizzabili nel settore dei rifiuti. Nell’ambito del concorso, Sienambiente metterà a disposizione dei vincitori il finanziamento per l’attuazione delle azioni previste dai progetti e una supervisione finalizzata al compimento delle idee proposte. Sviluppato in collaborazione con l’Ateneo di Siena, il concorso va alla ricerca di soluzioni ed efficaci per la gestione dei rifiuti, con una particolare attenzione ai rifiuti di plastica.

La partecipazione al concorso è gratuita ed aperta a tutti gli studenti dell’Università di Siena compresi i laureandi e i laureati da non più di un anno con un’età massima di 25 anni. E’ ammessa la partecipazione individuale o di gruppo e in quest’ultimo caso deve essere individuato il rappresentante del gruppo. L’autore (o il gruppo di autori) della proposta che risulterà vincitrice riceverà un premio di 3.500,00 euro. Alla seconda proposta selezionata dalla giuria verrà riconosciuto un premio di 1.500,00 euro.

Il 10 maggio è fissato il termine di presentazione delle domande di partecipazione. La commissione selezionerà le dieci migliori proposte ricevute ed entro il 10 giugno i candidati saranno convocati presso l’Auditorium Casa dell’Ambiente di Sienambiente per un’illustrazione più dettagliata delle specifiche progettuali. Le migliori idee progettuali potranno, inoltre, essere presentate durante la manifestazione “Open day” nel corso di un incontro alla presenza degli stakeholder del settore.
Per maggiori info consultare il sito www.sienambiente.it.

Parte ”Tuscan Start Up Academy 4.0”, formazione gratuita per studenti e giovani ricercatori su imprenditoria

Imprenditoria, ricerca e innovazione nella produzione industriale e del mondo del lavoro: su questi temi c’è una nuova opportunità formativa gratuita, “Tuscan Start Up Academy 4.0”, il progetto finanziato dalla Regione Toscana, coordinato dall’Università di Siena e promosso anche dagli altri atenei toscani.

I corsi a Siena si terranno al Santa Chiara Lab e saranno rivolti a neolaureati, laureandi di primo o secondo livello, studenti e giovani ricercatori. Molti saranno i percorsi offerti all’interno di questa iniziativa, in vari settori del mondo del lavoro. Scadono domani 30 aprile, i termini per iscriversi a due diversi corsi di formazione: “ALMALE” (periodo giugno/luglio), il corso incentrato sulle tecniche di Machine Learning, e “LIFE” (periodo maggio/giugno), incentrato sul coaching nel settore delle Scienze della Vita. C’è tempo fino al 6 maggio per iscriversi al corso “Industria 4.0×360 gradi” (periodo di svolgimento giugno), il percorso incentrato sull’industria 4.0, mentre Eurofunding (periodo di svolgimento ottobre/novembre) avrà l’obiettivo di dare strumenti e metodi finalizzati alla redazione di proposte progettuali nel settore dei finanziamenti europei per la ricerca, fundraising, crowdfunding e gare d’appalto europee.

I bandi, le modalità di iscrizione e i programmi dei corsi sono pubblicati alla pagina web https://www.unisi.it/tsa40.

Corsi TFA sostegno dell’Università di Siena: attivati i corsi in teleconferenza

A seguito dell’intervento della FLC-CGIL, l’Università degli Studi di Siena attiverà un sistema di teledidattica per permettere ai corsisti di Siena e Grosseto di seguire le lezioni del TFA per il sostegno, corso per conseguire la specializzazione come insegnante di sostegno, nella sede a loro più vicina.

Il corso, infatti, attivato dall’Ateneo senese, è stato organizzato nella sede universitaria di Arezzo con l’obbligo di frequenza. Se non fosse stata attivata la modalità di frequenza in tele didattica, gli iscritti di Siena e Grosseto sarebbero stati impegnati in un pendolarismo inconciliabile con gli impegni lavorativi e familiari, precludendo loro, di fatto, la possibilità di partecipare.

“Siamo molto soddisfatti della decisione dell’Università” – spiega Anna Cassanelli, Segretaria Generale della FLC CGIL Siena – “Ci siamo mossi tempestivamente con i colleghi di Grosseto avviando un dialogo costante con il Rettore Francesco Frati, con il prof. Emilio Mariotti, delegato del Rettore per la formazione degli insegnanti, con la dott.ssa Chiara Roscino, responsabile della Divisione Dottorato di Ricerca e Formazione insegnanti, e con Gabriella Papponi Morelli, Presidente del Polo Universitario Grossetano. Le iniziative che abbiamo intrapreso come FLC-CGIL (una petizione e un mail bombing) per dare al nostro Ateneo la percezione di quanto fosse sentito e diffuso il problema non avrebbero avuto un esito positivo senza la disponibilità e l’impegno dei nostri interlocutori ad individuare una soluzione al problema che stavamo ponendo”.

L’università di Siena in Antartide per studiare i ghiacci della regione

Per la prima volta il dipartimento di Ingegneria dell’università di Siena partecipa ad una spedizione antartica, per un progetto sulla permittività dielettrica della calotta polare

Per studiare i ghiacci dell’Antartide, con le sue regioni immense e inospitali, uno degli strumenti più efficaci utilizzati dagli scienziati è il telerilevamento satellitare. E’ necessario però calibrare i sensori dei satelliti e analizzare in modo più preciso i dati provenienti dai telerilevamenti satellitari: per questo è nato un progetto di ricerca, finanziato dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide e coordinato dal professor Alberto Toccafondi dell’università di Siena, con il coinvolgimento degli atenei di Firenze, Bologna e del Cnr di Firenze. Per la prima volta il dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e Scienze matematiche dell’università di Siena è coinvolto in una spedizione in Antartide: l’ingegner Federico Puggelli, assegnista di ricerca, è appena tornato dalla stazione Concordia, dove è stato circa un mese e mezzo per studiare la permittività dielettrica e l’attenuazione del firn della calotta polare – ovvero lo strato di neve consolidata e cristallizzata – grazie ad una strumentazione innovativa sviluppata appositamente per il progetto.

Si tratta di caratterizzare in modo dettagliato la permittività, una particolare caratteristica fisica dei materiali che descrive il loro comportamento quando sono investiti da una radiazione elettromagnetica, del firn nel plateau antartico, e la relativa attenuazione della propagazione delle onde elettromagnetiche nella banda (0.4 – 2 GHz). I valori di permittività ottenuti combinando anche dati chimici e fisici saranno  usati per sviluppare accurati modelli di emissione alle microonde, fondamentali sia per l’analisi dei dati telerilevati sia per la calibrazione dei sensori satellitari che operano su queste bande di frequenza.Durante questa prima campagna antartica è stata estratta una carota di 106 metri di profondità grazie alla collaborazione con un gruppo di ricerca francese, e sono state effettuate le misure di permittività dielettrica ogni 10 cm lungo tutta la carota. Questa è stata imballata e sarà trasportata nel laboratorio freddo dell’Università di Firenze, dove verranno effettuate le analisi chimiche. Sono state poi effettuate le prime misure di attenuazione elettromagnetica fino a 30 metri di profondità. Il progetto vedrà una seconda campagna di misure a Concordia nella prossima estate australe. Tutti i dati attualmente acquisiti sono in fase di elaborazione e si attendono i primi risultati entro la fine di aprile.

Unisi, innovazione didattica: a Pontignano il corso di aggiornamento per i docenti

L’università di Siena forma i propri professori e li coinvolge in un percorso di aggiornamento e nella sperimentazione di nuove modalità di insegnare.

Oggi e domani, 11 e 12 febbraio alla Certosa di Pontignano dell’Ateneo,  i 40 docenti  assunti  nell’ultimo anno sono stati invitati al primo incontro di formazione, dedicato alle nuove tecnologie, piattaforme e app per l’innovazione della didattica. Si parlerà di sistemi di teledidattica, di piattaforma moodle, di utilizzo delle lavagne interattive multimediali in classe, di costruzione di bibliografie elettroniche, di strumenti antiplagio da utilizzare nella compilazione delle tesi e delle esercitazioni, di app che permettono di interagire con la classe durante la lezione, proponendo materiali di approfondimento o domande, e ricevendo commenti, proposte e rielaborazioni in tempo reale da parte degli studenti.L’uso delle app, molto diffuso in ambiti formativi diversi da quello accademico, potrà essere utile  per rilevare le presenze degli studenti, favorire l’interazione con il docente e i compagni di corso, stimolare l’iniziativa personale, rendere più semplice e immediata la comunicazione di informazioni e incentivare e l’espressione di opinioni e dubbi. Alcune app che saranno proposte, oltre a consentire di lanciare sondaggi o domande, mostrando i risultati delle risposte in tempo reale,  mettono a disposizione contenuti formativi organizzati in cataloghi di testi, video o pillole fomative. Dopo questa prima sessione a Pontignano, i docenti parteciperanno ad altri incontri di formazione su nuove metodologie di didattica, come ad esempio il sistema dell’“insegnamento capovolto” o “flipped classroom”, nell’ambito delle attività del Teaching & Learning center che si sta costituendo al Santa Chiara Lab.Per i nuovi docenti dell’università di Siena tratta di un percorso di formazione che inizia dalle metodologie didattiche e che continuerà sui temi della ricerca scientifica e dell’internazionalizzazione, temi strategici nello sviluppo dell’Ateneo  sui quali tutto il personale deve essere coinvolto.Ai docenti sarà infine consegnato “l’Open badge”, la certificazione elettronica delle competenze acquisite, che potrà essere via via arricchita dal docente attraverso esperienze di formazione su temi trasversali come competenze tecnologiche o linguistiche.

Università di Siena, approvato il bilancio previsionale per il 2019

Per il 2019 previsto il pareggio economico. In programma nuovi investimenti in ricerca, internazionalizzazione e servizi agli studenti

Il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Siena ha approvato stamattina il bilancio unico di Ateneo di previsione 2019, che ammonta a quasi 166 milioni di euro, e che prevede il pareggio economico.

Diversamente dai precedenti bilanci previsionali, sui quali pendeva il vincolo di conseguire un utile per coprire il deficit patrimoniale, oggi che questo deficit è azzerato l’Amministrazione ha voluto mettere a disposizione delle strutture dell’Ateneo tutte le risorse disponibili per lo sviluppo dei diversi progetti. «La scelta di realizzare un bilancio di previsione in pareggio deriva dalla mia profonda convinzione – spiega il rettore Francesco Frati – che l’attrazione di ulteriori risorse si realizzi solo attraverso investimenti efficaci. Per il 2019 abbiamo voluto aumentare le risorse per i settori strategici dell’Ateneo: ricerca, internazionalizzazione, servizi agli studenti, ambiti nei quali otteniamo già ottimi risultati ma che vogliamo continuare a sostenere per un ulteriore sviluppo nel futuro».

Con riferimento alla ricerca, confermando il trend che si è manifestato nel corso degli ultimi esercizi, il Piano di Sostegno alla Ricerca è stato incrementato di 200.000 euro. L’Amministrazione inoltre è intervenuta per rendere più efficiente l’assegnazione delle risorse ai dipartimenti, permettendo a queste strutture di programmare e gestire con maggiore autonomia i processi di spesa.

L’internazionalizzazione, fondamentale direttrice strategica dell’Ateneo, riceverà ulteriori risorse per specifici interventi: “I dipartimenti che hanno attivato corsi di studio in lingua inglese – spiega il rettore – riceveranno uno stanziamento per attrarre docenti stranieri, in modo da rafforzare il respiro internazionale dei corsi e allo stesso tempo sviluppare nuovi collegamenti e relazioni stabili con Atenei internazionali”.

Sempre con riferimento all’internazionalizzazione, ma con una prospettiva maggiormente rivolta agli studenti, saranno destinate ulteriori risorse per incrementare il numero delle borse Erasmus offerte dall’Ateneo. “L’Università di Siena è una destinazione ampiamente scelta dagli studenti stranieri – ha detto Frati –  e allo stesso tempo le domande di mobilità da parte dei nostri studenti sono in continuo aumento. Per sostenere questo trend, circa 100.000 euro nel bilancio di previsione sono  stati destinati a incrementare le borse Erasmus. Sono convinto infatti che sia molto utile che i nostri studenti facciano esperienze anche in ambienti accademici e sociali diversi dal nostro.”

Per quanto riguarda i servizi per gli studenti, compreso il finanziamento di ulteriori borse Erasmus, nel budget per il 2019 sono stati allocati circa 400.000 euro. Risorse destinate al finanziamento delle collaborazioni studentesche, alla mobilità degli studenti nell’ambito dell’Area vasta e al contributo alle spese di trasporto.  “Queste iniziative sono state specificatamente concordate, nei limiti delle risorse disponibili, con i rappresentati degli studenti – continua Frati – con i quali abbiamo instaurato un dialogo efficace e un’ottima collaborazione. A questo proposito voglio ringraziare i rappresentanti degli studenti che siedono nei diversi organi dell’Ateneo, per la  disponibilità e la competenza mostrata.”

Grazie agli investimenti previsti in servizi, contributi e borse di studio, il Consiglio studentesco ha dato parere positivo al Bilancio di previsione.

“Voglio esprimere – ha continuato Frati – la mia soddisfazione per questo bilancio previsionale, che vede nuovi investimenti nei nostri settori strategici nonostante la costante diminuzione delle risorse assegnate dal ministero con il Fondo di Finanziamento Ordinario, la diminuzione dei proventi per la didattica a causa della modifica del regolamento tasse in senso più favorevole agli studenti, e la dinamica di crescita del costo del personale dovuta ai recenti interventi normativi. Compensiamo la riduzione delle risorse grazie a una efficace programmazione delle spese e all’ottimo livello della ricerca dei nostri dipartimenti, che con i progetti dei Dipartimenti di Eccellenza otterranno dal ministero circa 25 milioni di euro per il quinquennio 2018 – 2022. Per concludere voglio ringraziare per l’impegno profuso tutto il personale sia docente che tecnico amministrativo, convinto che tutti continueranno a contribuire al percorso di sviluppo positivo che da sempre caratterizza il nostro Ateneo.”

Alla riunione del Consiglio di Ammministrazione di oggi hanno partecipato, come membri esterni alla loro prima seduta, Vittorio Innocenti e Rosanna Zari.

I professori di pediatria contro l’autocertificazione per i vaccini

Il Collegio dei Professori Ordinari di Pediatria, guidati dal professore dell’Università di Siena Giuseppe Buonocore, contro l’autocertificazione vaccinale

I pediatri italiani si mobilitano contro l’autocertificazione da parte dei genitori delle vaccinazioni fatte dai bambini all’ingresso a scuola. I medici sono guidati dal professore dell’Università di Siena Giuseppe Buonocore. Ecco la nota stampa:

“Il Collegio dei Professori Ordinari di Pediatria manifesta profondo dissenso e preoccupazione per il depotenziamento dell’obbligo vaccinale che potrebbe conseguire alla possibilità di autocertificare, in base alla Circolare del Ministero del 5 Luglio u.s., le vaccinazioni del bambino all’ingresso nelle istituzioni scolastiche da 0 a 16 anni.

Il cosiddetto “snellimento delle pratiche burocratiche”, in realtà l’autocertificazione, allenta le maglie del controllo ed aumenta il rischio che un numero crescente di bambini accedano alla comunità scolastica senza le necessarie protezioni nei confronti di malattie che possono sconvolgere la loro vita e quella delle loro famiglie. I sostenitori “no-vax” non hanno mai visto giungere al pronto soccorso pediatrico un bambino non vaccinato in coma per encefalite da morbillo, o un lattante in apnea per pertosse, o un neonato con compromissione neurologica, cieco e sordo a causa della rosolia contratta dalla madre in gravidanza. Non a caso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato, sulla base di evidenze scientifiche ed analisi costi/efficacia, che le vaccinazioni hanno rappresentato e rappresentano l’intervento sanitario in assoluto più importante su scala mondiale.

Il decreto-legge del 7 giugno 2017, n. 73, convertito con modificazioni in legge il 31 luglio 2017, n. 119, sulla prevenzione vaccinale ha rappresentato un indubbio passo in avanti ai fini del raggiungimento di una copertura vaccinale che metta in sicurezza tutta la popolazione pediatrica. In termini pratici il citato intervento legislativo ha determinato un trend incrementale nella copertura vaccinale verso quella auspicata soglia di gregge del 95%, grazie alla quale meno bambini si ammaleranno e meno bambini presenteranno le temibili complicanze sopra citate. Questo importante risultato non può essere messo in crisi da una Circolare Ministeriale che non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta anche con l’art. 49 del DPR 445/2000 cosiddetto della “sburocratizzazione”, che testualmente recita: “I certificati medici, sanitari, ……. non possono essere sostituiti da altro documento””.

La nemica dei pregiudizi Ilaria Bidini si è laureata

Si è laureata oggi ad Arezzo in Scienze dell’educazione Ilaria Bidini, la studentessa che si batte da anni contro i pregiudizi sulla disabilità

Con una tesi sul bullismo e il ruolo dell’educazione per sconfiggere questo fenomeno la studentessa Ilaria Bidini si è laureata oggi ad Arezzo in Scienze dell’educazione e della formazione, presso il Dipartimento dell’Università di Siena. Relatrice della tesi è stata la professoressa Loretta Fabbri, direttrice del Dipartimento.

Affetta da una patologia invalidante, Ilaria si batte da anni per i diritti dei disabili, contro i pregiudizi e gli stereotipi sulla disabilità, e contro il bullismo e la violenza in Rete. Per questo suo impegno nei mesi scorsi è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella, che ieri le ha inviato un messaggio di auguri e congratulazioni.

Ilaria ha ringraziato il Presidente per le sue parole di incoraggiamento e la professoressa Fabbri per averla seguita con tanta attenzione durante la preparazione della tesi, ricordando le difficoltà e la tentazione di abbandonare tutto, convinta che non si sarebbe più laureata e che tutto il suo lottare fosse inutile.

«Nel suo lavoro – spiega la professoressa Loretta Fabbri – Ilaria Bidini dà indicazioni metodologiche per la scuola – ambiente privilegiato per combattere il bullismo -, raccoglie testimonianze ed elogia il principio esistenziale della lotta e della speranza invitando le vittime a non arrendersi mai. Un lavoro denso di emozioni, sentimenti e passioni».

«E’ un traguardo importante quello raggiunto oggi da Ilaria – ha detto il rettore dell’Ateneo Francesco Frati – . Le auguro di realizzare i propri progetti professionali e di continuare a impegnarsi per quei valori fondamentali di cui da tempo è una grande testimone».

Firmato il protocollo tra la Regione e i tre principali atenei toscani

La Regione Toscana e le Università di Firenze, Pisa e Siena hanno siglato un protocollo su assistenza, didattica e ricerca

Assistenza, didattica, formazione, ricerca. Questi gli ambiti in cui si svilupperà la collaborazione tra Regione Toscana e le tre Università di Firenze, Pisa e Siena, in base al protocollo d’intesa siglato stamani dal presidente della Regione, presente l’assessore al diritto alla salute, e i rettori delle tre Università: Luigi Dei (Firenze), Francesco Frati (Siena), Paolo Maria Mancarella (Pisa).

I precedenti protocolli firmati tra Regione e Università toscane negli anni passati hanno contribuito a garantire qualità e sostenibilità del Servizio sanitario regionale, ad assicurare la qualità e la congruità della formazione del personale medico e sanitario rispetto ai fabbisogni, a promuovere lo sviluppo della ricerca biomedica e la valorizzazione dei risultati. Con questo protocollo, i firmatari intendono confermare e sviluppare sedi, strumenti e metodi per rafforzare la collaborazione tra SSR e Università in tema di integrazione tra attività assistenziali, formative e di ricerca.

“Le parti sottoscrittrici – si legge nel protocollo – intendono confermare lo spirito di fattiva collaborazione e l’impegno a sviluppare metodi e strumenti di collaborazione, tra sistema socio-sanitario integrato regionale e sistema didattico scientifico universitario, che esprimano la comune volontà di perseguire in modo congiunto obiettivi di qualità, efficienza, efficacia e competitività del servizio sanitario pubblico, e di promuovere e sviluppare contestualmente la qualità e la congruità rispetto alle esigenze assistenziali, alle attività di formazione del personale medico e sanitario e alla ricerca clinica e preclinica”.

L’integrazione tra SSR e sistema universitario, precisa il protocollo, si realizza attraverso le Aziende ospedaliero universitarie (AOU). E attraverso l’identificazione di progettualità condivise tra Regione Toscana e Università, e anche attraverso la partecipazione dell’Università alla programmazione socio-sanitaria integrata regionale. AOU e Università perseguono obiettivi di efficacia, efficienza ed economicità.

Il presidente della Regione ha sottolineato che questo protocollo è la base della collaborazione tra Servizio sanitario toscano e le Università per assistenza, formazione e sviluppo della ricerca. Ciò che qui è dato per scontato non lo è nel resto del Paese. In molte classifiche la Toscana è ai primi posti come qualità del Servizio sanitario regionale. Secondo le statistiche, il 50% dipende dall’organizzazione, il 50% dal personale. E il personale lo forma l’Università, che quindi dà un contributo fondamentale alla formazione. Questo protocollo ci dà sfide nuove, in un contesto di innovazione che negli ultimi tempi ha impresso un’accelerazione e prodotto una svolta.

L’assessore al diritto alla salute ha ricordato come questo protocollo contenga elementi di innovatività, a cominciare dal fatto che per la prima volta viene stipulato dalla Regione con tutte e tre le Università insieme. Il protocollo integra assistenza, formazione e ricerca, e sempre più l’Università è parte importantissima dell’impegno per dare qualità, valore, efficienza al Servizio sanitario regionale.

Non è un’esperienza tanto comune che Università e Regione dialoghino in maniera così serrata, ha evidenziato il rettore dell’Università di Firenze Luigi Dei. L’università, ha detto, mette le proprie eccellenze a disposizione della qualità del Servizio sanitario regionale, e questo lo si fa attraverso una programmazione congiunta.

Il rettore dell’Università di Pisa Paolo Maria Mancarella ha ringraziato tutti quanti hanno collaborato, ricordato che non si è trattato di un percorso semplice, e sottolineato nuovamente l’importanza di un protocollo unico dei tre Atenei con la Regione Toscana.

Soddisfazione e gratificazione ha espresso anche il rettore dell’Università di Siena Francesco Frati per questa firma che è un punto di arrivo in un percorso di avvicinamento che ha visto tutti coinvolti, perché dietro al documento c’è già un grande lavoro di collaborazione che consente di elevare il livello di prestazioni che il SSR offre ai cittadini. Anche Frati ha ricordato che la nostra regione ha uno dei migliori servizi sanitari che ci sono in Italia, e questo si deve sia alla parte politica che alla qualità dei docenti delle nostre Università.

Ecco alcuni dei punti salienti del protocollo:

Assistenza

Le Università concorrono al raggiungimento degli obiettivi di salute ed inclusione sociale fissati dalla programmazione integrata socio sanitaria regionale. Le attività di assistenza sono una componente inscindibile della didattica e della ricerca. La rete regionale dell’assistenza comprende i poli integrati per la didattica costituiti dall’insieme delle strutture sanitarie pubbliche, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) e dalle strutture private accreditate con le quali le Università stipulano le specifiche convenzioni.

Attività didattica e formativa

La valorizzazione delle risorse professionali esistenti all’interno del SSR è garantita dalla rete formativa del SSR stesso: il sistema delle Aziende sanitarie che si avvale della collaborazione delle Università toscane. La rete formativa regionale partecipa all’attività didattica esercitando docenza, tutoraggio e altre attività. Le Università si impegnano nell’applicazione degli indirizzi assunti dalla Commissione regionale per la formazione.

Con accordi specifici, sarà possibile attivare intese tra le Università e le Asl, per realizzare modelli didattici omogenei sul territorio regionale e di Area vasta.

Regione e Università concordano sull’esigenza di mettere a disposizione sedi idonee a supporto della rete formativa per lo svolgimento di corsi di laurea per le professioni sanitarie e per le scuole di specializzazione anche presso strutture ospedaliere e territoriali di Aziende sanitarie diverse dalle AOU di riferimento.

Osservatorio Regionale per la Formazione Medica

Il protocollo istituisce l’Osservatorio Regionale per la Formazione Medico-Specialistica, cui spetta la definizione e la verifica degli standard di attività assistenziali dei medici in formazione specialistica, ed è tenuto a fornire elementi di valutazione all’Osservatorio Nazionale. L’Osservatorio è composto da 7 docenti universitari, 7 dirigenti sanitari, 3 rappresentanti dei medici in formazione specialistica, uno per ogni Università, il direttore della Direzione regionale competente in materia di diritto alla salute.

Ricerca, sperimentazione clinica e innovazione

Regione e Università promuovono e sostengono le attività di ricerca, favorendo il trasferimento dei risultati nell’ambito del Sistema sanitario, per rendere disponibile ai cittadini l’accesso a costi sostenibili alle innovazioni più avanzate. Relativamente alle attività di ricerca, Regione e Università si impegnano a promuovere l’approccio di genere e la salute globale e a garantire attenzione alla specificità in ambito pediatrico, alla medicina rigenerativa e dei trapianti.

Tra gli obiettivi individuati dal protocollo in tema di ricerca, favorire l’accesso delle attività di ricerca e di sviluppo tecnologico alle procedure di finanziamento nazionali e internazionali; trasferire alla pratica assistenziale i risultati della ricerca.

Regione e Università individuano l’Ufficio regionale per la Valorizzazionje dei Risultati della Ricerca biomedica e farmaceutica (UVaR) quale supporto al coordinamento e alla realizzazione delle linee strategiche.

Partecipazione dell’Università alla programmazione socio-sanitaria integrata regionale

Le Università contribuiscono all’elaborazione degli atti della programmazione sanitaria a tre livelli: regionale, di Area vasta e in ambito aziendale.

Finanziamento delle aziende ospedaliero-universitarie

La Regione classifica le AOU nella fascia di presidi a più elevata complessità assistenziale e riconosce alle medesime i maggiori costi indotti sulle attività assistenziali dalle funzioni di didattica e di ricerca. Al sostegno economico-finanziario delle attività svolte dalle AOU concorrono risorse messe a disposizione sia dall’Università sia dal Fondo sanitario regionale.

Strutture assistenziali

Le attività e le relative strutture assistenziali sono individuate sulla base di soglie operative, consistenti nei livelli minimi di attività necessaria per assicurare efficacia assistenziale ed economicità nell’impiego delle risorse professionali.

La libera professione

Le Aziende organizzano l’attività libero professionale all’interno delle proprie strutture, e si impegnano a definire una regolamentazione interna in merito all’attività libero professionale dei medici in formazione specialistica.

Un caso da scientifica per la Notte dei Ricercatori

La Polizia di Stato proporrà un caso da scientifica al Rettorato

Ci sarà anche la Polizia di Stato alla Notte dei Ricercatori, il prossimo 29 settembre.

E’ stato infatti accolto con piacere dalla Questura l’invito dell’Università di Siena a intervenire, nell’ambito di una delle iniziative del Bright, con la simulazione di investigazioni criminologiche, partecipando in particolare con il Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica.

Nella notte del 28, verrà commesso al Rettorato un efferato delitto e a risolvere il caso, collaborando nelle indagini per individuarne l’autore, saranno chiamati anche i cittadini.

Un cadavere verrà scoperto all’interno di un’abitazione. Qualcuno è stato ucciso e i primi chiamati ad intervenire, preservando la scena del crimine, per effettuare il primo delicato e attento sopralluogo sono proprio gli esperti della Polizia Scientifica, insieme al medico legale.

Tutto ciò che verrà “repertato”, campioni e altro materiale utile alle indagini, potrà poi essere analizzato, in questo caso a livello locale a opera dei ricercatori ma, come spesso accade nella realtà, anche dal personale specializzato degli uffici centrali della Polizia di Stato, per arrivare all’individuazione del colpevole.

Saranno quindi organizzate delle vere e proprie squadre investigative che si muoveranno nei laboratori per acquisire i risultati delle analisi, cercando di individuare tra tre sospettati l’autore dell’omicidio.

Le indagini svolte saranno poi presentate al Pubblico Ministero, rappresentato da un docente di Diritto e Procedura Penale dell’Università di Siena che illustrerà le dinamiche procedurali e giurisprudenziali del caso.

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