Uncategorized

UNISTRA:23 novembre 2022, inaugurazione dell’anno accademico e Laurea honoris causa alla scrittrice russa Ljudmila Stefanovna Petruševskaja

UNISTRA:23 novembre 2022, inaugurazione dell’anno accademico e Laurea honoris causa alla scrittrice russa Ljudmila Stefanovna Petruševskaja
  • PubblicatoNovembre 24, 2022

E’ stato inaugurato, nella gremitissima aula magna
Virginia Woolf, l’anno accademico 2022-2023 dell’Università per Stranieri di
Siena.
Il rettore Tomaso Montanari, a un anno dal suo insediamento, ha ripercorso i
risultati dell’anno passato e i progetti per il prossimo, seguendo il filo del Codice Etico
entrato in vigore lo scorso 29 ottobre. Nel preambolo si dice che l’Università “persegue
obiettivi generali di promozione della conoscenza, respinge ogni forma di
nazionalismo, riconosce come patria il mondo intero e l’umanità tutta, sostiene il
diritto alla libertà di movimento e di residenza, pratica e diffonde i principi della
sostenibilità e della giustizia ambientale, contribuisce a rimuovere gli ostacoli
all’istruzione universitaria e a garantire il diritto allo studio a tutte e a tutti”. Inoltre si
afferma che l’Università “si ispira al carattere antifascista e ai principi della
Costituzione della Repubblica italiana”.
Tra le occasioni rilevanti, il convegno sulla controversa genesi del Giorno del Ricordo,
il bellissimo murale dedicato ai fratelli Rosselli del maestro Francesco Del Casino, la
dedica di 12 aule ai 12 professori che non giurarono fedeltà al fascismo: tutti questi
momenti hanno scandito la vita accademica dell’anno appena trascorso.
“Essere coerenti con questa storia e con questo progetto significa innanzitutto avere
come faro dell’azione di governo dell’ateneo la tutela della persona umana.
L’Università lavora per ridurre, e tendenzialmente far scomparire, la precarietà
lavorativa di tutto il personale e in questo anno ha scelto di trasformare le posizioni a
tempo determinato in posizioni a tempo indeterminato, sia per il personale docente
che per quello tecnico-amministrativo. Riguardo al bilancio”, ha proseguito il rettore,
“è solido e in crescita, e, grazie a un Accordo di programma sottoscritto con l’ex
ministra Messa, gode di un nuovo finanziamento triennale. E’ stato inoltre costituito
un Osservatorio per la precarietà, un’iniziativa senza precedenti negli atenei italiani”.
Molti sono stati i ringraziamenti per delegati e delegati che hanno aiutato in questo
anno il rettore a costruire un governo plurale.
La crescita delle immatricolazioni del periodo prepandemico si è invertita negli ultimi
due anni e l’ateneo sta ripensando la struttura della sua offerta formativa. Molto
dipende anche dalle residenze e dai servizi per le studentesse e gli studenti, dal

problema dell’alloggio e delle mense. Tra i progetti per l’anno prossimo la creazione di
un luogo non confessionale di meditazione e preghiera, e una biblioteca più grande.
“Dallo scorso febbraio, quando Putin ha aggredito l’Ucraina, il sito di Ateneo ha aperto
la sezione Voci contro la guerra, accogliendo contributi e riflessioni di colleghe e
colleghi russi e non ha interrotto i rapporti con la Russia; l’Università per Stranieri”, ha
sottolineato,“è l’unica università italiana che continua a certificare la conoscenza della
lingua russa. Nell’organico dell’Ateneo son entrati tre docenti dell’Ucraina e due della
Russia, è attivo un insegnamento di lingua ucraina”.
Il ventaglio delle lingue insegnate a Unistrasi si allargherà nei prossimi mesi e
prenderanno il via anche l’insegnamento della lingua turca, swahili e vietnamita.
Il rettore ha poi ricordato lo scavo di San Casciano dei Bagni coordinato dal prof.
Tabolli quale esempio compiuto che tiene insieme ricerca, didattica e terza missione, i
tre caposaldi di ogni Ateneo.
Tra gli obiettivi da raggiungere Montanari ha inserito l’accessibilità, sia fisica che
digitale e il lavoro per l’universo del carcere, che in questo anno si è rafforzato con la
firma del protocollo regionale per il Polo penitenziario.
La rappresentante degli studenti Francesca Parri, ha messo in evidenza l’urgenza
di interventi per gli alloggi e le mense: “È per noi importante la situazione dell’Azienda
del Diritto allo Studio toscano, definanziata totalmente dalla Regione Toscana per
colmare i buchi di bilancio creati dalla pandemia. Come sempre sono la cultura ed il
sapere a pagare, e come sempre gli studenti e le studentesse restano marginali nelle
pianificazione politiche. Anche oggi ci teniamo a ricordare che le promesse vuote non
ci bastano più, che vogliamo vedere i fatti e gli stanziamenti che servono per rendere
realmente accessibile l’Università alle fasce più deboli della popolazione. Abbiamo
iniziato a gennaio una campagna regionale per lottare contro chi rilega le Università
all’ultima ruota del carro nei bilanci, quegli stessi bilanci in cui un grande assente è
proprio lo Stato con i suoi finanziamenti, così come resta marginale negli stanziamenti
economici al nostro Ateneo. In una Regione in cui nelle residenze unversitarie
mancano i posti alloggio, in una città in cui mancano gli spazi e la volontà politica
dell’amministrazione comunale nell’avere una progettualità che coinvolga la comunità
studentesca senese, pretendiamo che ognuno si prenda le proprie responsabilità di
questa situazione deplorevole”, chiudendo poi con un interrogativo pesante: “ci
ricordate di combattere per i nostri diritti, di alzare la testa per riprenderci il futuro, di
lottare per una società giusta, sostenibile, antifascista e pluralista, di difendere
l’illusoria democrazia del nostro Paese: io vi chiedo, la democrazia ha il suono dei
manganelli sulla carne fresca degli studenti in lotta?
Carla Porri, rappresentante del personale tecnico-amministrativo, ha
sottolineato i risultati positivi raggiunti nella contrattazione interna: “Reputo che i
risultati siano molto buoni e visibili a tutti: dai miglioramenti dei nuovi contratti
integrativi, alla proficua attuazione economica dei regolamenti per sussidi e benefit e
per le progressioni economiche orizzontali, all’assunzione di nuovo personale”. Altro
elemento positivo, il regolamento per il lavoro agile, “che ha segnato un importante

passo in avanti nell’ottica di un’organizzazione del lavoro più serena e proficua.
Rimangono alcune criticità da migliorare: la condivisione di intenti, di strategie e di
obiettivi, perché ognuno possa riconoscersi parte viva dell’Ateneo e una maggiore
trasparenza comunicazione quali basi per instaurare un più diffuso senso di fiducia”.
Di precarietà lavorativa ha parlato anche Orlando Paris, rappresentante
dell’Osservatorio sulla precarietà: “L’istruzione, la ricerca e l’alta formazione sono
tra i settori pubblici maggiormente caratterizzati dalla precarizzazione del lavoro, dove
assenza di tutele e intermittenza del reddito sembrano qualificare la vita di migliaia di
persone, più o meno giovani. Il sistema universitario italiano si regge sul lavoro
precario, non garantito in termini contrattuali, previdenziali e assistenziali. A fronte di
51.000 docenti strutturati, le precarie e i precari sono 65.710: oltre la metà del
personale che fa ricerca e didattica negli atenei italiani ha un contratto precario e in
molti casi non ha tutele. L’osservatorio sulla precarietà nasce per accendere un faro
sulle condizioni lavorative, per comprendere quanto e come incide il lavoro precario
nel nostro ateneo, per studiarlo, per monitorarlo nel tempo”.
All’inaugurazione è seguito il conferimento della laurea magistrale honoris causa
in Scienze linguistiche e comunicazione interculturale alla scrittrice russa
Ljudmila Stefanovna Petruševskaja.
“Festeggiamo Ljudmila Stefanovna Petruševskaja, che diventa oggi una nostra
laureata ad honorem, ha affermato Giulia Marcucci, docente di lingua e traduzione
russa, nella sua Laudatio, “una delle maggiori scrittrici della Russia contemporanea
entra a far parte della nostra comunità universitaria: narratrice, drammaturga,
sceneggiatrice, favolista, poeta; ma anche cantautrice e pittrice. I graffi e la tenerezza
del secolo breve ci parlano nell’opera di questa donna che ha preso per prima
posizione contro la guerra di Putin in Ucraìna. Lei, ‘moscovita-ucraina’, come ama
definirsi. Una donna che per giungere oggi qui da noi è partita da lontano; ma
soprattutto una donna che ha viaggiato nel tempo: ha subìto gli effetti del terrore
staliniano quando la sua famiglia era considerata nemica del popolo; è vissuta da
sfollata a Kujbyšev durante la Seconda guerra mondiale; ha attraversato le ondate
repressive del dopoguerra e il Disgelo; subìto la censura negli anni della Stagnazione,
vivendo infine le incerte aperture degli anni Ottanta, e la fine dell’Urss, e la nuova
storia, punteggiata di nuova repressione e di nuova censura, della Russia di oggi. Una
viaggiatrice anche nella vita delle donne: che impara ad ascoltare, raccogliendo storie
trasmesse di bocca in bocca e cresciute fino a diventare patrimonio di un folklore
alternativo alle narrazioni ufficiali, con favole e racconti che parlano di un intreccio
doloroso e vitale di sofferenza e amore, di violenza e redenzione e che rilanciano nel
clima della postmodernità i tragici conflitti esistenziali di Dostoevskij e di Čechov.
Vorremmo”, ha concluso Marcucci, “in quest’aula magna questa grande donna che
oggi ci riconosce l’onore di averla come nostra studentessa per un’ora e poi collega
della nostra comunità universitaria per sempre sentisse il caldo buono del nostro
riconoscimento e l’affetto della nostra riconoscenza”.

“La prima lezione della Professoressa Petruševskaja” – questo il titolo della Lectio
Magistralis della scrittrice – è un insieme di aneddoti, un racconto che ripercorre
alcuni momenti cruciali della sua vita.

Tutta vestita di scuro, con un largo cappello e dei lunghi guanti che lasciano scoperte
le dita, due occhi chiari e accesi, la Petruševskaja racconta di quando nel ‘91, per
sfuggire all’arresto nel suo paese, preparò 15 uova e le mise in valigia insieme a del
pane e del prosciutto, prendendo un treno verso Torino con i suoi due figli. Racconta
di un viaggio lungo due giorni, dell’arrivo a Grenoble dove era stata invitata ad un
festival teatrale e di come riuscì a convincere la contessa Nicole, che l’aveva invitata a
cena, a offrire la cena anche ai suoi due figli. “I miei figli avevano capito cosa mi si
diceva al telefono, e che loro non erano stati invitati. I miei figli sono intelligenti. Chi
ha fame è molto intelligente” – racconta la scrittrice.
Racconta poi di essere stata invitata, più tardi, al Festival di Taormina a tenere il suo
concerto-cabaret. Quella volta donò i proventi del suo spettacolo ad un centro per
malati di AIDS fondato da una rivista russa. Fu a quella rivista che chiese qualche
tempo dopo di pubblicare un suo racconto, intitolato “Igiene”, un racconto crudele e
quasi profetico, in cui, tentando di sfuggire al contagio durante una pandemia, una
famiglia isola la bambina (e il gatto), nutrendola attraverso un buco nella parete. Sarà
uno strano giovane che bussa alla porta a salvarla, proprio come accadrà ad una
bambina russa contagiata di AIDS in ospedale a causa di una siringa infetta: sarà
rinchiusa in una stanza dell’orfanotrofio e nutrita attraverso un buco, poi due medici
russi la adotteranno e la porteranno a vivere con loro. “Ecco – conclude la sua lezione
Ljudmila Stefanovna – io vorrei ringraziare quei due medici per ciò che hanno fatto
per quella bambina”.
“Questo riconoscimento è il nostro modo per dirle grazie e per indicarla come esempio
alle nostre studentesse e ai nostri studenti”, ha concluso il rettore Tomaso
Montanari. “La ragione per cui desideriamo ringraziarla è l’amore per il genere
umano che ha saputo esprimere in tutta la sua opera letteraria. La ragione per cui
abbiamo deciso di proporla come esempio alla nostra comunità e a tutti è la sua
indomabile tensione ad opporsi ad ogni potere, la sua incrollabile dedizione alla causa
degli oppressi”.
La giornata prosegue con il concerto-cabaret della scrittrice che si terrà in aula
magna alle ore 18.

Written By
Redazione