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Confartigianato Senese: tasse, caro bollette, burocrazia e carenza di manodopera, si apre un 2025 tra nuove sfide e vecchi problemi

Confartigianato Senese: tasse, caro bollette, burocrazia e carenza di manodopera, si apre un 2025 tra nuove sfide e vecchi problemi
  • PubblicatoFebbraio 26, 2025

Il 2025 sarà un anno di grande importanza per il mondo delle imprese e degli artigiani, nazionali e senesi. Al pari degli atavici problemi che colpiscono il settore, ci sono tante sfide decisive da affrontare, che si intrecciano agli scenari internazionali e all’andamento dell’economia globale. A fare il punto della situazione, per conto dell’associazione di categoria Confartigianato Senese, è il presidente Mario Cerri. La cui analisi parte dalla legge di bilancio 2025 approvata dal Parlamento, una manovra, a suo dire, che “mantiene l’equilibrio tra rigore e crescita”. “Una scelta responsabile – ancora Cerri – per garantire la stabilità finanziaria e il progressivo riallineamento dei conti pubblici, senza far mancare l’orientamento allo sviluppo”.  

Il presidente di Confartigianato Senese aggiunge che “è necessario proseguire nell’impegno a mettere in atto misure che possano sostenere le piccole imprese e favorire uno sviluppo inclusivo e sostenibile”. Cerri insiste poi sull’importanza di investire nelle competenze professionali, un elemento chiave per il futuro delle piccole imprese. “Potenziare l’apprendistato professionalizzante – evidenzia – e incentivare l’alternanza scuola/lavoro sono passi decisivi per formare la forza lavoro di cui le nostre aziende hanno bisogno”. 

Un aspetto sempre dirimente per il mondo degli artigiani è quello delle tasse. Cerri ricorda che “la pressione fiscale nel 2023 ha fatto registrare 36,6 miliardi di maggiore tassazione su cittadini e imprese italiani rispetto all’Eurozona, pari a 620 euro pro capite in più” sottolinea Cerri che non dimentica di ricordare come al peso del fisco si aggiunga la batosta del caro-bollette. “Nel biennio 2022-2023 le piccole imprese italiane hanno pagato l’energia elettrica 11,8 miliardi in più rispetto alla media dei Paesi dell’Unione economica e monetaria” è il dato. 

A complicare le cose ci pensa poi come sempre la burocrazia. “Il 73% degli imprenditori italiani lamenta la complessità delle procedure amministrative, sette punti in più del 66% della media Ue. Inoltre, il 78% degli imprenditori si sente ostacolato dai continui cambiamenti legislativi, ben 14 punti percentuali in più rispetto al 64% della media Ue” sono le cifre riportate da Cerri. Per non parlare di un altro persistente problema, quello della carenza di manodopera. “Un fenomeno in costante crescita – nota il presidente di Confartigianato Senese – visto che, a novembre, le aziende di manifattura e servizi lamentano difficoltà a reperire il 47,9% del personale necessario (pari a 204.790 lavoratori), 2,8 punti percentuali in più rispetto al 45,1% del 2023. E mentre le aziende cercano lavoratori, i giovani non cercano lavoro – è l’amara constatazione – secondo il rapporto di Confartigianato i giovani inattivi tra 25 e 34 anni sono 1.495.000, un numero che assegna all’Italia il primato negativo nell’Unione europea”. 

Infine, un altro tema fondamentale per Confartigianato è l’accesso al credito per le piccole imprese. Servono, per il sindacato, interventi specifici per facilitare l’autofinanziamento delle PMI, a partire dalla riforma del Fondo Centrale di Garanzia e dal miglioramento del sistema dei Confidi. “Le PMI – sostiene Cerri – devono avere accesso a risorse adeguate al fine di sostenere la loro crescita e competitività, e il sistema di garanzie deve essere riformato per rispondere meglio alle loro esigenze”. Cerri reputa apprezzabile il taglio dei tassi deciso dalla Bce, “ma il costo del credito per le imprese rimane sempre molto alto – dichiara – e rischia di frenarne gli investimenti e l’impegno ad affrontare le transizioni green e digitale”. “L’alto costo del denaro – ancora Cerri – rischia di compromettere l’espansione dei nostri imprenditori sui mercati internazionali, in una fase in cui dobbiamo fare i conti con il rischio dell’imposizione di dazi commerciali da parte degli Usa e con le incertezze geopolitiche a livello mondiale”. “A tutto questo – conclude il Presidente di Confartigianato – si aggiungono le rigidità delle norme su Basilea3+ imposte alle banche”. 

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Redazione