Coldiretti Siena

Anche agricoltori senesi a consegnare il “PianoSalvaOlio”

A Roma manifestazione degli agricoltori, presente anche Coldiretti Siena. I vertici nazionali hanno presentato il “PianoSalvaOlio” al ministro Centinaio

Sono arrivati da ogni angolo del Paese gli agricoltori nella Capitale per denunciare gli errori regionali e l’assenza nella manovra di Bilancio 2019, di recente approvata, delle misure necessarie a garantire adeguate risorse al Fondo di Solidarietà Nazionale per far fronte alle pesanti calamità che hanno colpito importanti aree del Paese, a partire dalla Puglia, con il dimezzamento della produzione nazionale di olio di oliva che ha messo in ginocchio il settore. Migliaia di agricoltori della Coldiretti, tra i quali numerosi giovani imprenditori agricoli toscani, in particolare delle provincie di Arezzo, Grosseto e Siena, si sono dati appuntamento in via XX Settembre 20 davanti Ministero delle Politiche Agricole per l’incontro di una delegazione guidata dal presidente Ettore Prandini con il ministro Gian Marco Centinaio al quale è stato presentato il “PianoSalvaOlio” di Coldiretti.

Nei cartelli dei manifestanti frasi come “Solo promesse per l’olio italiano nessun interesse”, “Produzione dimezzata, olivicoltura dimenticata”, “Chiudiamo i porti al falso olio italiano”, “Fermiamo la Xylella E’ #disastrocolposo” ma anche “Presidente Conte non dimenticare gli ulivi della tua Puglia” per ricordare le origini del premier italiano. L’obiettivo è salvare il prodotto simbolo della dieta mediterranea di fronte ad una crisi storica che va affrontata responsabilmente con interventi straordinari a livello regionale e nazionale.

«L’extravergine di oliva è una delle produzioni simbolo dell’agricoltura toscana – ha commentato Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana – che interessa 48mila imprese agricole, per una produzione, nell’ultima campagna, intorno ai 150mila quintali. Un’annata in toscana tutto sommato positiva – continua – nonostante l’andamento climatico particolarmente sfavorevole nelle ultime settimane, con il vento forte che ha creato problemi in alcune zone, che ha segnato una ripresa della produzione dopo anni con il segno negativo».

«Dall’invasione di olio straniero a dazio zero al falso Made in Italy fino ai cambiamenti climatici e gli effetti dei disastrosi eventi estremi – ha detto Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana – sono alcune delle criticità da affrontare per salvare un settore strategico per la salute dei cittadini, il presidio del territorio, l’economia e l’occupazione. E’ per questo che anche dalla Toscana partecipiamo alla manifestazione romana, in segno di solidarietà con i colleghi delle altre regioni e per garantire un futuro anche alla nostra olivicoltura».

Il settore italiano dell’olio secondo la Coldiretti:

· fattura oltre 3 miliardi di euro

· impegna 400.000 aziende

· conta 1 milione di ettari di uliveti

· detiene il primato in termini di olio extravergine a denominazione in europa (43 dop e 4 igp) e il più vasto patrimonio di biodiversità al mondo (250 milioni di piante e 533 varietà di olive)

· tutela la salute dei cittadini consumatori con un prodotto che ha un valore salutistico riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’.

· ha un valore simbolico e culturale straordinario

· contribuisce alla bellezza e alla tenuta dei nostri territori.

I numeri dell’olivicoltura Toscana:

· 91.000 ettari di oliveti

· 48.000 imprese agricole

· 140-180 mila quintali di olio prodotto

· 120-150 milioni di euro di plv agricola

IL PIANO SALVAOLIO MADE IN ITALY DELLA COLDIRETTI

1. Avviare un nuovo PIANO OLIVICOLO NAZIONALE (“Piano 2.0”) per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, per modernizzare gli impianti olivicoli, puntando sulle cultivar nazionali che rappresentano il nostro patrimonio di biodiversità; favorendo lo sviluppo e la sottoscrizione di contratti di filiera.

2. Garantire adeguate risorse al FONDO DI SOLIDARIETÀ NAZIONALE per far fronte alle pesanti calamità che hanno colpito importanti aree del Paese, come la Puglia, con il dimezzamento della produzione nazionale di olio di oliva che ha messo in ginocchio il settore.

3. Esprimere solidarietà all’olivicoltura salentina compromessa dalla XYLELLA, sostenendola con azioni concrete a partire – chiede la Coldiretti – dall’immediata attuazione del Decreto sullo stato di emergenza al fine di consentire i reimpianti, gli innesti e la programmazione delle attività dei frantoi e degli olivicoltori.

4. Dare maggiore trasparenza all’attribuzione dei finanziamenti dell’attuale OCM, in modo che i fondi vadano alle vere imprese olivicole e difendere l’extravergine italiano nell’ambito dei NEGOZIATI INTERNAZIONALI dove l’agroalimentare italiano viene troppo spesso usato come moneta di scambio per interessi diversi.

5. Stringere le maglie ancora larghe della legislazione con l’approvazione delle proposte di RIFORMA DEI REATI ALIMENTARI presentate dall’apposita Commissione presieduta da Giancarlo Caselli presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie della Coldiretti.

6. Pretendere l’obbligo della REGISTRAZIONE TELEMATICA degli oli commercializzati in tutti gli Stati membri, così come già istituito in Italia attraverso il SIAN.

7. Difendere il PANEL TEST, strumento necessario – spiega la Coldiretti – per la classificazione e valutazione delle caratteristiche organolettiche degli oli di oliva vergini al fine di tutelare i produttori di oli di qualità ed i consumatori.

8. Promuovere una maggiore trasparenza dell’INDICAZIONE OBBLIGATORIA DELL’ORIGINE IN ETICHETTA, per l’olio extravergine di oliva (con etichette leggibili per i consumatori e prevedendo l’obbligo dell’indicazione dei Paesi di provenienza degli oli che compongono le “miscele”) e per le olive da tavola (che ad oggi non hanno alcuna indicazione obbligatoria in etichetta relativamente al Paese di coltivazione delle olive).

9. Promuovere la CONOSCENZA e la CULTURA DELL’OLIO EVO di qualità tra i consumatori al fine di aiutarli a scegliere con maggiore consapevolezza.

10. Eliminare il SEGRETO DI STATO sui flussi di importazione, anche – sostiene la Coldiretti – per verificare gli arrivi di prodotti da Paesi che non rispettano norme analoghe a quelle italiane rispetto all’uso di prodotti chimici o alla tutela dei lavoratori.

Coldiretti organizza un seminario sulla fatturazione elettronica

Azienda agricola digitale, appuntamento il 24 ottobre con Coldiretti Siena. Durante l’incontro si parlerà della fatturazione elettronica

A breve arriverà l’obbligo della fatturazione elettronica anche per le imprese agricole, per questo motivo Coldiretti Siena organizza un incontro per fare chiarezza e accompagnare le imprese in questo nuovo percorso di digitalizzazione.

“Fatturazione elettronica e azienda agricola digitale” è l’incontro che si terrà il prossimo mercoledì 24 ottobre, dalle 9:30 in poi, presso l’auditorium Cassa Artigiani in Via delle Arti 4 a Siena.

Durante l’evento interverranno il direttore di Coldiretti Siena Simone Solfanelli, il dottor Domenico Buono, capo servizio tributario e fiscale di Coldiretti nazionale, e il dottor Alberto Bertinelli, delegato confederale di Coldiretti Siena.

«Oltre che offrire un servizio vorremmo, come Coldiretti Siena, ‘acculturare’ le aziende e accompagnarle in un percorso di digitalizzazione e informatizzazione dei processi aziendali – ha affermato il direttore di Coldiretti Siena Simone Solfanelli -. Questo evento è pensato per essere una via di mezzo tra la formazione e l’informazione per le aziende che parteciperanno, con l’obiettivo di informarle sulle dinamiche e gli obblighi della fatturazione elettronica e sui percorsi da intraprendere per arrivare ad essere un’azienda agricola digitale».

L’obbligo di fatturazione elettronica è una nuova norma che entrerà in vigore dal 1 gennaio 2019, Coldiretti Siena si sta attrezzando per essere di supporto alle aziende agricole associate e aiutarle a gestire questo processo di digitalizzazione. Dando loro tutte le informazioni necessarie al fine di evitare ritardi e problemi, che potrebbero trasformarsi in sanzioni. Inoltre si parlerà delle grandi e nuove sfide della digitalizzazione e di come, le aziende agricole, ne possono trarre vantaggio.

70 pecore assalite dai lupi. Coldiretti infuriata

L’attacco dei lupi è avvenuto nella notte, dentro al capannone dell’azienda Sanna. L’ira di Coldiretti: «Sosterremo ogni spesa legale dei proprietari»

Un risveglio difficile stamattina quello di Antonio Sanna, proprietario insieme ai fratelli Paolo e Vittoria del Podere Sant’Anna, storica impresa agricola delle terre di Siena che produce un altrettanto famoso pecorino.

Le pecore dell’azienda sono state attaccate nella notte da un branco di lupi, due quelli visti fuggire dallo stesso Antonio Sanna, ma dovevano essere molti di più considerando che sono riusciti ad aggirare e far correre nei boschi tre cani da guardia e che sono poi riusciti e superare le difese, i recinti anti-lupo presenti nell’azienda a tutela del bestiame.

«Dire che siamo indignati è dire poco – tuona il direttore Coldiretti Siena, Simone Solfanelli – perché siamo di fronte a una vicenda di una gravità inaudita. I lupi sono entrati dentro a un capannone, minando quindi, oltre al danno enorme compiuto, anche la sicurezza degli uomini che lavorano. Visto che la politica ha scelto di tutelare i lupi e non le pecore, ci aspettiamo però l’indignazione di fronte a un fatto simile, perché ciò che è successo si traduce adesso in una mancanza di garanzie e sicurezza per i lavoratori: il lavoro perso con i capi uccisi chi lo tutela? Di prospettive e di futuro per i giovani che avrebbero portato avanti poi il lavoro nell’azienda. All’alba di questa mattina, i lupi trovati nel capannone avrebbero potuto aggredire anche gli uomini che stavano arrivando per lavorare. E’ per questo che Coldiretti Siena sceglie di prendere una posizione forte: qualsiasi spesa legale dovrà essere affrontata dalla famiglia Sanna, qualsiasi avvocato sarà necessario, le spese saranno sostenute da Coldiretti. Questo deve essere chiaro, un messaggio forte per far capire quanto siamo furiosi con una politica che sceglie gli operai da sostenere e che preferisce tutelare i predatori e non le prede».

Il bilancio è pesante, i danni ingenti: 70 le pecore perse, tra quelle trovate morte sbranate e quelle ferite gravemente per le quali i veterinari hanno disposto l’abbattimento. A questo si aggiungeranno ulteriori danni per i quali si sta facendo una stima.

L’azienda dei fratelli Sanna è un’impresa storica del comune di Monteroni d’Arbia, con circa 500 pecore e un caseificio con filiera biologica.

Il racconto di Antonio Sanna è duro: «Stanotte abbiamo avuto l’attacco, stamattina me ne sono accorto arrivando alla stalla, ho visto le pecore nel recinto molto impaurite, i cani sono arrivati dietro di me quando hanno sentito la mia macchina, anche loro sembravano visibilmente molto impauriti, e lì ho capito che doveva essere successo qualcosa. Così – racconta l’uomo – mi sono avvicinato al recinto, lo ha illuminato, mi sono accorto della strage. Quando mi sono reso conto di quello che era successo ho preso la macchina e ho fatto il giro del recinto, tra l’altro si tratta di un recinto anti-lupo, e ho visto due grossi esemplari allontanarsi, ma sicuramente erano di più perché la strage che hanno compiuto non può essere stata fatta solamente da due lupi. Sono riusciti ad allontanare i cani da guardia che erano visibilmente impauriti quando sono arrivato. Se fossero stati solo due esemplari, i miei cani da guardia li avrebbero aggrediti».

Non è la prima volta che l’azienda dei fratelli Sanna subisce degli attacchi, era già successo nel 2014 e poi nel 2016 ma in maniera limitata. Sembrava che la situazione si fosse tranquillizzata, considerando anche le difese messe in campo: recinto anti-lupo, cani da guardia e giri di ispezione che vengono fatti da loro ogni sera.

Sempre Antonio Sanna riguardo all’entità del danno: ›Ad ora è difficile da calcolare esattamente, ne parlavamo anche con il veterinario, tra i capi colpiti dovremmo individuare quelli che potranno essere curati e quelli dovranno essere invece soppressi, si verificheranno forse aborti e quant’altro, ci vorrà circa un mese per arrivare ad una stima precisa dei danni che abbiamo subito, quello che sappiamo è che il danno è ingente. Per evitare questo tipo di attacchi bisogna che questi animali non circolino più sul nostro territorio, perché il lupo è incompatibile con l’allevatore. È da oltre 25 anni che viviamo con questi problemi e la situazione si sta aggravando, oggi abbiamo perso parte di un patrimonio culturale e genetico, quello rappresentato dalla pecora sarda che dagli anni ‘50 ha caratterizzato l’ambiente e la produzione di questo territorio. Lo Stato – conclude con amarezza Antonio Sanna – tutela la selvaggina nell’interesse della collettività, come si spiega nella legge 157 quindi nella collettività ci dovrei essere anche io, ma quando subisco predazioni di questo genere nel mio allevamento, i campi devastati dai cinghiali e le vigne distrutte dai caprioli, aspetto qualcuno di dovere che mi dica se la tutela riguarda anche il mio interesse di imprenditore agricolo oppure no».

Si ringrazia per la foto Siena News (foto Paolo Lazzeroni).

Animali e biodiversità nel senese, premio agli allevatori

Coldiretti Siena sul bando regionale per la biodiversità: “Incentivo per tutelare le razze autoctone a rischio estinzione”

Ci sono la cinta senese e la pecora dell’Amiata tra le razze autoctone toscane in via di estinzione che vanno tutelate. Nelle aree rurali, soprattutto in zone ad alto valore naturalistico, si rileva il rischio di perdita di biodiversità, a causa della scarsa redditività e degli eccessivi costi per il mantenimento degli allevamenti di razze locali. Per cercare di salvare queste razze sul Burt della Regione Toscana è stato pubblicato il bando per la “Conservazione di risorse genetiche animali per la salvaguardia della biodiversità” del Programma di Sviluppo Rurale della Toscana 2014-2020 – annualità 2018. Sono ammissibili al sostegno le razze iscritte al Repertorio Regionale di cui alla L.R. 64/04, in particolare: i bovini – Calvana, Garfagnina, Maremmana, , Pontremolese e Romagnola; gli ovini – Appenninica, Garfagnina Bianca, Pecora dell’Amiata, Pomarancina , Zerasca e  Massese; i caprini – Capra della Garfagnana, Capra di Montecristo; gli equini/asinini – Maremmano, Monterufolino, Cavallo Appenninico, Asino dell’Amiata; e per i suini la Cinta senese.

L’impegno consiste nel mantenimento di riproduttori appartenenti ad una o più delle razze sopra riportate. Il beneficiario è tenuto al rispetto di quanto previsto dal libro genealogico o dal registro anagrafico cui sono iscritti i capi della razza allevata. I capi devono essere mantenuti per cinque anni a partire dalla presentazione della prima domanda di aiuto. A fronte di un impegno quinquennale, il premio concesso per UBA è differenziato per razza ed è corrisposto annualmente per il numero di riproduttori (convertito in UBA) mantenuti nella stalla e può variare secondo la razza da 200 a 500 Euro/Uba ad anno. Gli allevatori che intendono presentare domanda di aiuto per accedere ai benefici previsti del bando sono tenuti, prima della presentazione della domanda, a documentare la propria posizione anagrafica mediante la costituzione o l’aggiornamento del proprio fascicolo aziendale elettronico, nell’ambito del sistema informativo di ARTEA. Il mancato aggiornamento del fascicolo aziendale elettronico comporta la sospensione dell’ammissibilità a contributo. La domanda di aiuto deve essere presentata entro il 15 maggio redatta esclusivamente in modalità telematica sulla modulistica reperibile sul sistema informatico ARTEA, nell’ambito della Dichiarazione Unica Aziendale (DUA), accedendo direttamente al sistema informativo ARTEA o tramite i CAA (Centri di Assistenza Agricola). Coldiretti Siena mette a disposizione la propria assistenza: contattare la Federazione provinciale allo 057746006 o scrivendo a siena@coldiretti.it

Coldiretti chiede di rivedere la delibera sui danni da predatori

Coldiretti alza la voce contro la delibera regionale sui predatori: “Bando peggiorativo per le aziende, non si calcolano perdita di produzione e smaltimento”

Si riveda la delibera per garantire alle imprese zootecniche un equo e tempestivo indennizzo dei danni subìti a causa dei predatori”. Coldiretti alza la voce, anche a Siena e lo fa condividendo i contenuti della lettera formale inviata sia all’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi che al direttore regionale del settore agricoltura e sviluppo rurale, Roberto Scalacci. Perché se in un primo momento la delibera della Regione Toscana per garantire alle imprese un indennizzo per i danni subiti da predatori è stata considerata come “un atto dovuto” in virtù della grande pressione fatta da Coldiretti, in realtà l’intervento appare addirittura peggiorativo.

“La delibera in oggetto – si legge nella missiva a firma Coldiretti – ha modificato sostanzialmente l’intervento regionale per l’indennizzo dei danni provocati da animali predatori alle aziende zootecniche. Se da un lato è apprezzabile il superamento del regime de minimis e il riconoscimento dei costi per la cura degli animali feriti, dall’altro rileviamo come non venga più ammessa a indennizzo la voce più rilevante di danno, ossia quella relativa alla perdita di produzione (latte o carne). Inoltre, ancora una volta, senza tener conto delle sollecitazioni che più volte abbiamo avanzato, non è considerata in nessun modo la spesa che gli allevatori sostengono per lo smaltimento delle carcasse degli animali uccisi. L’intervento attivato con la delibera approvata risulta, paradossalmente, peggiorativo rispetto a quello istituito con i precedenti provvedimenti e non è certo sufficiente ad assicurare alle imprese danneggiate le risorse necessarie a ripristinare la consistenza degli allevamenti e a proseguire l’attività, considerati anche i tempi di liquidazione degli indennizzi”.

L’intervento della direzione di Coldiretti fa seguito alla delibera regionale di qualche giorno fa che apre la possibilità per gli allevatori toscani di presentare domanda per il risarcimento dei danni subiti dagli attacchi dei predatori nel corso del 2017. La notizia si è diffusa rapidamente nelle campagne toscane perché il problema delle predazioni ormai all’ordine del giorno è uno di quelli che non fanno dormire gli allevatori. Nel periodo dal 2014 al 2016 sono state presentate quasi 1400 domande di risarcimento danni per un importo complessivo di circa 2,5 milioni di euro. Numeri che non dicono tutto della situazione reale perché molti allevatori rinunciano addirittura a richiedere i rimborsi per attacchi subiti non solo da lupi ma anche da ibridi e da cani domestici inselvatichiti.

Coldiretti dal prefetto per ungulati e predatori

L’allarme sugli ungulati e predatori prosegue. Solfanelli: «Consegnato documento con richieste e proposte concrete»

Una delegazione di agricoltori di Coldiretti Siena, insieme al direttore Simone Solfanelli, è stata ricevuta questo pomeriggio al palazzo del Governo dal prefetto Armando Gradone. Il motivo dell’incontro è da ricondursi alla preoccupazione per la gestione degli animali selvatici – ungulati e lupi, in particolare – sul territorio senese. Coldiretti continua a restare in prima linea a fianco degli imprenditori agricoli perché vengano delineate le strategie per trovare una soluzione definitiva e duratura al proliferare di lupi ma anche di cinghiali e altri ungulati, come daini e caprioli.

«Il prefetto Armando Gradone, che solo pochi mesi fa aveva affrontato la questione dei predatori insieme a Coldiretti, si è reso disponibile a proseguire il monitoraggio della situazione con cura e in modo sistematico, su Siena e provincia – ha commentato il direttore Simone Solfanelli – . Abbiamo consegnato a Gradone un documento con proposte concrete per la soluzione del problema. Perché l’invasione degli animali selvatici provoca innanzitutto uno squilibrio dell’ecosistema anche guardando all’assetto idrogeologico oltre che produttivo, i numeri stanno diventando insostenibili nella nostra provincia per allevatori cerealicoltori: da una parte predatori come lupi e ibridi, dall’altra gli ungulati. La consistenza della piccola selvaggina si è ridotta. E adesso si profila anche il pericolo di possibili epidemie, visto che il numero di selvatici ha superato i livelli di sostenibilità del territorio. Le imprese sono costrette a realizzare nuovi e importanti investimenti per recinzioni e altri sistemi di difesa i cui costi di manutenzione e ammortamento gravano pesantemente sulla gestione. L’aumento dei costi di produzione, a fronte di prezzi dei prodotti agricoli stabili in alcuni casi, ma spesso in marcato calo, fanno venire a mancare le condizioni minime necessarie per fare impresa» conclude Solfanelli.

Tra l’altro, l’attuazione della legge obiettivo, che si propone di conservare le specie autoctone nelle aree naturali e di tutelare le attività antropiche ed i valori ambientali tipici del paesaggio rurale, registra forti ritardi. La Regione non ha ancora approvato la revisione delle aree vocate per le diverse specie di ungulati, che, secondo le previsioni della legge doveva essere fatta entro maggio del 2016.

Le aziende agricole lamentano che gli indennizzi, pagati solo parzialmente e con notevoli ritardi, non compensano una serie di danni strettamente connessi alla perdita di prodotto Coldiretti ha ritirato formalmente l’adesione all’accordo del 16 luglio 2014 (Accordo per l’attuazione di interventi in materia di conservazione del lupo e prevenzione/riduzione delle predazioni in Toscana) e lo ha comunicato alla Regione il 20/01/17. La scelta è motivata dal fatto che tale accordo è rimasto inattuato nelle sue parti essenziali per carenze imputabili alla pubblica amministrazione. E non riesce a decollare il Piano Lupo nazionale, fermo in Conferenza Stato-Regioni, per l’ostruzionismo di alcune regioni.

«Ecco i presupposti per le proposte di Coldiretti che abbiamo consegnato al prefetto in un documento ben dettagliato – spiega Solfanelli – . L’agricoltura e la zootecnia non possono continuare a subire danni. L’obiettivo delle aziende non è ottenere risarcimenti ma fare impresa producendo per i cittadini e non per animali selvatici e predatori. E’a rischio la sopravvivenza di nuove imprese, nate anche grazie ai sostegni per il primo insediamento, che rivendicano il diritto di una traiettoria di futuro per migliaia di giovani e per gli stessi territori in cui essi vorrebbero continuare a vivere».

Coldiretti chiede le etichette trasparenti anche per agrumi e succhi

Coldiretti Siena: «Dopo pane e pasta, obbligo di indicazione della provenienza su altri prodotti»

La trasparenza nell’indicazione dell’origine e della provenienza dei prodotti sulle etichette rappresenta un valore aggiunto sia per il consumatore che per il produttore.

«L’attuazione di politiche volte ad una maggiore trasparenza sulla provenienza dei prodotti aiuta le aziende agroalimentari italiane di qualità e le tutela nei confronti di tutti coloro che, attraverso l’utilizzo dell’immagine di prodotti Made in Italy, cercano di promuovere prodotti che italiani non sono – dichiara Coldiretti Siena – Noi abbiamo sostenuto fortemente l’applicazione di regole che obbligassero alla trasparenza, come è successo per il latte e derivati, e per il grano, riso e pasta. E da Siena faremo lo stesso anche con questa campagna che spinge per estendere l’obbligo di trasparenza agli agrumi ed alla frutta utilizzati per produrre aranciate e succhi di frutta».

Al tavolo agrumicolo convocato dal ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, Coldiretti ha chiesto maggiori regole sull’indicazione della provenienza di queste materie prime: «L’Italia deve percorrere la strada della trasparenza per tutti i prodotti agroalimentari. L’84% degli italiani ritiene importante che nei succhi venga indicata l’origine della frutta impiegata secondo la consultazioni on line del Ministero delle Politiche Agricole. Una indicazione che va raccolta con un provvedimento ad hoc. Si tratta peraltro di una esigenza per i consumatori e di necessità per salvare gli agrumi italiani con una pianta di arance su tre (31%) che è stata tagliata negli ultimi quindici anni, ma si sono anche verificati il dimezzamento dei limoni (-50%) e una riduzione del 18% delle piante di clementine e mandarini, sulla base dell’analisi Coldiretti sugli ultimi dati Istat. Sotto accusa i prezzi pagati agli agricoltori che non riescono neanche a coprire i costi di raccolta a causa della concorrenza sleale dei prodotti importati dall’estero, in una situazione di dumping economico, sociale ed ambientale. Serve dunque anche rimuovere gli ostacoli strutturali che determinano uno svantaggio competitivo per le nostre imprese. In questo contesto particolarmente preoccupante è la trattativa dell’Unione Europea con i Paesi del Mercosur che rischia di avere effetti catastrofici sul settore che è già pesantemente colpito dagli accordi preferenziali come le condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per le arance e le clementine».

Anche nei piccoli comuni senesi arriveranno i Farmers market

Soddisfazione di Coldiretti Siena per la nuova legge a favore dei mercatini degli agricoltori locali nei piccoli comuni sotto i 5000 abitanti

Questo appena iniziato si appresta ad essere l’anno del cibo italiano nel mondo e arriva una grande novità per i tanti produttori e agricoltori locali del nostro paese. Infatti la nuova legge sui piccoli comuni, che si occupa di promuovere e valorizzare le produzioni locali di quelli con un numero di abitanti inferiore alle 5000 unità, apre a tutta una serie di possibilità per incentivare le piccole produzioni locali distribuite nel territorio senese e in molte altre parti d’Italia.

«La provincia di Siena presenta un tessuto produttivo agricolo composto di tante piccole eccellenze – ha spiegato il direttore di Coldiretti Siena Simone Solfanelli – la possibilità di poter attivare nuovi spazi di incontro e scambio come i farmers market, tra i nostri piccoli produttori locali e le persone, non ultimi anche i turisti che in grandi numeri frequentano il nostro territorio specialmente nelle stagione estiva e in quella primaverile, può rappresentare una ghiotta opportunità per far conoscere e promuovere la grande qualità delle nostre piccole produzioni locali».

Da un’analisi della Coldiretti emergono riscontri positivi sugli effetti che avrà nuova legge per il rilancio e la valorizzazione delle realtà locali sotto i cinquemila abitanti sul territorio. La norma  prevede che vengano destinate specifiche aree per l’avvio di mercati agricoli con la vendita diretta delle tipicità del territorio, in modo da stimolare la conoscenza di angoli del Belpaese meno “battuti” rispetto ai tradizionali itinerari turistici. Si prevede che i piccoli comuni possano promuovere, anche in forma associata, il consumo e la vendita di prodotti agricoli da filiera corta in un raggio di 70 chilometri dal punto di commercializzazione, nonché quei prodotti per i quali è dimostrato un limitato apporto delle emissioni inquinanti legate al trasporto dal luogo di produzione a quello di vendita.

I piccoli borghi organizzeranno spazi per i mercati agricoli e le vendite dirette, mentre resta confermata l’opportunità di trasformare, cucinare e vendere il cibo come vero e proprio “street food agricolo”. Inoltre, nei grandi supermercati potranno essere dedicate aree specifiche e ben identificate per l’offerta dei tesori enogastronomici dei territori.

La legge prevede anche che negli appalti pubblici per le forniture alimentari alle mense l’offerta di prodotti agricoli del territorio sarà uno dei parametri preferenziali di scelta. A conferma della centralità dell’impresa agricola per il rilancio e lo sviluppo del tessuto territoriale dei piccoli comuni la legge prevede poi che, per le attività dei centri multifunzionali, le amministrazioni interessate possano stipulare convenzioni e contratti di appalto con gli imprenditori agricoli e sono previste anche procedure più snelle e con meno burocrazia per l’affidamento degli incarichi.

La legge costituisce infine una risorsa a presidio del territorio, per il recupero dei pascoli montani anche al fine di favorire la produzione di carni e formaggi di qualità.

«Ora ci sono le condizioni per recuperare in queste aree i troppi ritardi infrastrutturali e nei servizi offerti con interventi che vanno dalle tecnologie informatiche alle scuole, dagli ospedali alle poste fino alle edicole – ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – nell’evidenziare l’importanza di valorizzare le opportunità offerte dalla nuova agricoltura nel presidio del territorio e nel sociale in aree che devono fare i conti con la cronica carenza dei servizi alla persona».

Le Stelle di Natale dell’Ail a Campagna Amica

Coldiretti Siena e l’Associazione italiana contro le leucemie al mercato ‘Campagna Amica’ venderanno  le Stelle di Natale

La salute è il nostro bene più prezioso e possiamo mantenerla cominciando da un’alimentazione sana e corretta, che vada a prediligere i prodotti genuini, controllati, stagionali, a km zero e anche biologici. Proprio per questo Coldiretti Siena è soddisfatta di collaborare con Ail (Associazione italiana contro le leucemie) provinciale e ospitare la vendita delle Stelle di Natale il prossimo  sabato 9 dicembre, all’interno del mercato Campagna Amica in via Paolo Frajese (Colonna San Marco), davanti alla macelleria.

Ogni anno, nel periodo delle festività natalizie, Ail torna nelle piazze per la raccolta fondi attraverso la vendita delle piante caratteristiche.

«Coldiretti sostiene la mission ospitando nei propri spazi i volontari Ail – commenta il direttore Simone Solfanelli – e invita i consumatori  a scegliere, insieme ai prodotti delle nostre aziende e del territorio, un pensiero che sia un bel regalo e un’idea utile per l’Associazione e per i ricercatori».

Cresce il numero dei Comuni contro il Ceta

Coldiretti Siena interviene sul Ceta: «Importante fermare l’accordo di libero scambio Italia-Canada»

Il Ceta, l’accordo di libero scambio Italia-Canada che di fatto aprirebbe a un’invasione di prodotti “Italian sounding” ma che poi italiani non sono, penalizzando le nostre produzioni di qualità, trova sempre più antagonisti sul territorio italiano. Cresce infatti il numero di Comuni che si sono schierati ufficialmente contro una sua approvazione e dei cittadini che stanno mettendo in piedi una vera e propria “rivolta popolare” contro questo accordo.

«Possiamo dire che il crescente numero di consumatori e istituzioni che si schierano contro il Ceta dimostra come le persone siano attente alla loro alimentazione ed alla salute, e di come non si possa prescindere da queste loro volontà – ha affermato il direttore di Coldiretti Siena Simone Solfanelli – nessuno può permettersi il lusso di fare accordi contro le istanze e le richieste degli stessi consumatori. Nella nostra provincia di Siena molti Comuni hanno già aderito, tra cui Casole d’Elsa e Pienza, e speriamo che altri decidano di unirsi a breve».

«Un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia che ha dato il via ad una vera rivolta popolare che ci ha visti protagonisti su tutto il territorio nazionale dove hanno già espresso contrarietà 14 regioni, 18 province 2400 comuni e 90 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine». E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo in occasione dell’incontro “CETA: impatti e implicazioni per occupazione e ambiente” in collaborazione con l’Intergruppo parlamentare #NoCeta.

Una opposizione trasversale come dimostra anche l’inedita ed importante alleanza tra diverse organizzazioni Coldiretti, Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima – denuncia la Coldiretti – in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan.

La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma – sottolinea la Coldiretti – è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati così a chiedere le stesse concessioni. Secondo la Coldiretti su un totale di 292 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela nel trattato. Il Ceta – denuncia la Coldiretti – uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E pesa anche – conclude la Coldiretti – l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero da un Paese dove si utilizzano ormoni della crescita vietati in Italia.

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